“Dire che la forza è a volte necessaria non è un appello al cinismo ma un riconoscimento della storia, delle imperfezioni dell’uomo, dei limiti della ragione”. Con queste parole Barack Obama, all’alba del suo Nobel, intendeva la forza militare, l’uso delle tecnologie e strumentazioni militari per combattere una guerra che può essere giusta, preventiva, al terrorismo o per la democrazia. Noi ci permettiamo di prenderle in prestito per declinarle nel Belpaese, alla campagna politica in atto: è proprio la forza quello che serve al Popolo delle Libertà, non la forza militare per carità, ma una forte dose di carattere e di vivace comunicazione. Alla porta ci sono le elezioni di mid-term, l’ultimo miglio del Berlusconi IV prima della stagione costituente e delle grandi riforme del Paese. Il Pdl esce però da un periodo tumultuoso: da sinistra lo attaccano su tutti i fronti, come ovvio; dal centro cori di lusinga ne minano i capisaldi con fantomatiche alleanze Fini-Casini e i 33 trentini; da destra è mitizzazione: Storace si allinea alla Polverini, la Santanchè scodinzola alla corte di Re Silvio. Tumulato dai casi Cosentino e De Gregorio (su cui coltiviamo il beneficio del dubbio in attesa di giudizio), dalla mancata deposizione delle liste nel Lazio e Lombardia (su cui attendiamo i risultati dei ricorsi ai Tar), da Rotondi che s’inalbera e dallo scacco matto che le procure di Firenze, Milano e Roma tentano alla vita del Premier, oggi quello che davvero serve al partito è più forza.
Operazione VINCERE: vincere in tutte le amministrazioni in gara prima, rinnovare se necessario la formula triumvirale di governo del partito, abolire le quote 70-30 ed aprire la stagione costituente e riformatrice poi.
Nell’attesa che Formigoni dalla Lombardia, Biasotti dalla Liguria, Caldoro dalla Campania, la Polverini dal Lazio, Palese dalla Puglia, Fiammetta Modena dall’Umbria, la Faenzi dalla Toscana, Scopelliti dalla Calabria, la Bernini dall’Emilia Romagna, Pagliuca dalla Basilicata, Marinelli dalle Marche, ma anche Cota dal Piemonte e Zaia dal Veneto, vincano le rispettive competizioni e portino al Pdl una nuova carica emotiva non possiamo non sottolineare da subito alcuni temi su cui noi giovani del Pdl vogliamo discutere con la classe politica dirigente: l’ambiente è un elemento sul quale si giocherà la competizione del futuro. In che modo dobbiamo prepararci? Nel passato illustri pensatori liberali non sono stati in grado di affrontare la questione della parità fra i sessi: in che modo si devono formare le nostre coetanee per competere nell’arena politica? L’Italia è solo nostra o è anche di chi la ama? Le nuove frontiere della scienza pongono alla politica quesiti inediti: quale sarà la linea del Pdl sui temi etici? Può il partito di Governo legiferare in modo responsabile e unilaterale sul finevita di tutte le persone? La dissoluzione delle ideologie ci ha resi tutti più liberi e i diritti hanno perso la loro etichetta progressista. E’ o no il momento di restaurare la vocazione originaria del Pdl, che ha voluto la parola libertà nella sua stessa denominazione? E’ giusto instaurare nello stato e nella politica una laicità positiva, in accordo con la dottrina sociale della Chiesa, o il futuro del partito sarà intriso di politiche indirizzate dalla religione cattolica? E’ davvero l’Europa la nostra nuova patria?
In bocca al lupo per le regionali e a buon intenditor poche parole…noi aspettiamo!!
William
Mancano ormai solo due mesi alle elezioni regionali di fine Marzo ma non tutto è deciso, dai candidati alle alleanze.
Sono 13 le regioni dove si gioca la partita, 11 attualmente governate dal centrosinistra e 2 dal centrodestra. La vittoria del centrodestra è data certa in Lombardia, con Formigoni, e in Veneto con il leghista Zaia; successi sicuri per il centrosinistra in Toscana con Rossi ed in Emilia Romagna con Errani.
Ma è in Lazio, Puglia, Campania, Piemonte dove si gioca la vera partita. continua a leggere…
Il Presidente Americano Barack Obama ha ricevuto, ad inizio Dicembre, ad Oslo, il premio Nobel per la pace. Un riconoscimento che in molti hanno criticato per il fatto che gli Stati Uniti sono attualmente impegnati in guerra in Afghanistan e in Iraq.
Dicono che sia troppo continua a leggere…
Ci voleva il rischio del fallimento di Dubai Word per ricordarci che la crisi morde ancora e non è finita.
Oggi tutte le prime pagine di siti e quotidiani parlano di “effetto Dubai” sulle Borse Mondiali, con crolli sui mercati azionari. Sembrava tutto passato… E invece ci risiamo? Forse non è ancora tutto finito. La crisi non è passata. continua a leggere…
Lo spettro delle elezioni anticipate aleggia sulla politica italiana.
Dopo le dichiarazioni di questa sera di Renato Schifani, la seconda carica dello Stato – La parola torni agli elettori se la maggioranza non è compatta – la possibilità di tonare alle urne, fino a qualche settimana fa impensabile, non è più così remota. continua a leggere…
Sono certo di una cosa: i giovani talenti sono un patrimonio del calcio. Sono il futuro dei club e delle nazionali. Noi, in Italia, non lo abbiamo ancora capito. Tuttavia le dichiarazioni di Mourinho invitano a riflettere. continua a leggere…
In questo articolo voglio porre l’accento sull’argomento del federalismo fiscale in ragione dell’intervento del Presidente della Camera, Gianfranco Fini, all’Assemblea nazionale ANCI, associazione nazionale dei comuni italiani. Non ho nessuna presunzione tecnica di esaudire le curiosità della legge 42 del 5 maggio 2009, né sui criteri base di applicazione dell’art. 119 della Costituzione Italiana, nè sulle considerazioni in merito alla bontà e tempistica di applicazione della più importante riforma dello Stato repubblicano italiano. Preferisco partire dalle parole del Presidente continua a leggere…
I terremoti senza fine del terzo dopoguerra – Sergio Romano, Corriere della Sera
“Dopo la presidenza sostanzialmente cauta e temporeggiatrice di Bill Clinton, la Casa Bianca di George W. Bush decise
che era arrivato il momento di rifare il mondo a immagine e somiglianza degli Stati Uniti.” [...] “L’islamismo radicale offrì l’occasione” [...] Torri gemelle [...] guerra afghana [...] Iraq [...] Europa centro-orientale [...] modello finanziario [...] “Il secondo decennio dopo la caduta del Muro termina così con nuovi terremoti. L’edificio investito dalle scosse, in questo caso, è quello dell’autorità e del prestigio degli Stati Uniti nel mondo.”
Sergio Romano (ora opinionista ma ricordiamo continua a leggere…