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Il Brand made in Italy più forte della crisi

12 maggio 2009

In piena crisi economica globale, con imprese costrette alla bancarotta o a chiedere aiuti di stato per poter sopravvivere, l’azienda Italia, nonostante le note e croniche difficoltà, può vantare Brand di valore, riconosciuti a livello globale.

E’ risaputo che il belpaese possa fregiarsi di eccellenze in diversi settori come l’alimentare, il tessile e il meccanico, solo per citarne alcuni, ma fa un certo effetto poter vedere il marchio Ferrero guidare la classifica dei brand con la migliore reputazione e affidabilità al mondo, precedendo colossi come Ikea e Johnson & Johnson.

Come ha recentemente riportato il Corriere, questo è il risultato dell’inchiesta annuale del Reputation Institute  sui marchi globali. Il gruppo di Alba ha ottenuto un indice di 85,17 su un totale di 100, distaccando di oltre un punto Ikea, classificata al secondo posto. E, sottolinea la rivista specializzata Forbes , «una differenza superiore a mezzo punto è considerata notevole». Continua il Corriere, “L’indice del Reputation Institute è costruito su criteri quali la fiducia, l’ammirazione, il rispetto e la stima, oltre che su innovazione, governance e la qualità della performance. Ferrero ha costruito il primato sulla forza dei propri prodotti, più che sull’innovazione, dove è preceduta da Nintendo, o della leadership di mercato, dove cede il passo all’Ikea. Tra le società italiane presenti nei primi duecento posti di questa graduatoria, figurano anche Pirelli al 90° posto, Eni al 117° e la Coop al 120°.”

La presenza di alcune aziende nostrane rappresenta un successo dell’industria italiana nel mondo, testimonia il valore del prodotto italiano e la qualità del brand made in Italy.

Si parla spesso in modo molto critico dell’industria italiana e del nostro sistema economico in generale. Tuttavia, pur riconoscendo i grandi vuoti da colmare e le inefficienze del nostro sistema, si devono anche sottolineare alcuni fattori positivi che, in questa recessione, possono essere motivo d’orgoglio e rivincita per l’economia italiana.

Focalizzando l’attenzione sui settori più colpiti dalla crisi, quello bancario e quello automobilistico, è incoraggiante notare la solidità del nostro sistema bancario rispetto a quelli di altri paesi ed è con fierezza che seguiamo le trattative di Fiat per l’acquisizione di Chrysler e Opel che la porterebbero a candidarsi per un ruolo di primissimo piano nel panorama mondiale dell’auto.

Questi sono i  più evidenti segni del fatto che l’industria italiana non è solo quella della cassa integrazione, degli ultimi posti negli investimenti in ricerca e sviluppo, dei milioni di fannulloni del settore pubblico. In Italia ci sono grandi realtà che mostrano la loro solidità e le proprie ambizioni in un mercato globale sempre più competitivo e reso ancora più difficile dai venti gelidi della recessione; inoltre il nostro paese può contare anche su migliaia di piccole-medie imprese, caratteristiche del nostro impianto industriale, le quali rappresentano il cuore pulsante del motore economico italiano e ci potrebbero consentire di affrontare la più grande crisi del dopoguerra meglio di altri paesi e di guardare con rinnovata fiducia al futuro.

L’eccellenza industriale in Italia è ancora realtà.

Gabriele Rebuzzini

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  1. 12 maggio 2009 16:42

    Nonostante tutto, mi viene da aggiungere. Nonostante tutto e tutti. Tropo spesso le classifiche di molte istituzioni ed enti internazionali ci relegano agli ultimi posti in Europa. Siamo troppo spesso maglia nera per livello di burocrazia, per grado di liberalizzazione del mercato, per corruzione, per libertà di stampa, etc., etc., etc. Ma nonostante ciò, e forse per dimostrare -ancora una volta- che proprio nei momenti più difficili sappiamo trovare le forze per rialzarci, qualcuno con tenacia e operosità riesce ad emergere e svettare nel panorama mondiale.
    Qualcuno potrà obiettare che questa è una “positiva eccezione” -o una delle poche- in un Paese che nel suo complesso si trova in una situazione cupa; io credo che le eccezioni non siano poi così poche, e che con il germe del buon esempio…

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