Dopo la crisi, quale mondo?
Presto, molto prima di quanto potevamo prevedere sino a qualche mese fa, ci ritroveremo in un mondo non più semplicemente guidato dalla leadership americana. La crisi ha impresso una forte accelerata a processi di cambiamento che già erano in essere, e le conseguenze, soprattutto per noi europei, sono tutte da valutare.
Questo è quanto emerso, in prima approssimazione, durante la quarta ed ultima conversazione del ciclo “Economia e Società Aperta”. Se nel terzo degli incontri organizzati dall’Università Bocconi il paragone con la grande crisi del ’29 aveva fatto emergere (come riportato da Vocifero) che sebbene la severità delle due crisi economiche fosse del tutto simile, oggi, la risposta della politica sia stata di gran lunga migliore, nella puntata conclusiva si è invece scelto di lanciare lo sguardo oltre la congiuntura. Panebianco, noto politologo e editorialista del Corriere della Sera, ha provato a delineare quello che sarà lo scenario di fondo del nostro agire nel prossimo futuro.
Il mondo in cui abbiamo vissuto dalla fine della guerra fredda in poi è stato caratterizzato dalla presenza di quello che viene definito un “egemone liberale”. “Una potenza egemone -ha sottolineato Panebianco- è necessaria per far si che l’economia internazionale si mantenga aperta. L’egemone liberale è colui che si assume il compito di essere architetto e garante del funzionamento del sistema.” Questo ruolo è stato sino ad oggi incarnato, palesemente, dagli Stati Uniti, ma quando questa crisi sarà definitivamente alle spalle l’ordine mondiale sarà ancora garantito e gestito unilateralmente?
Innanzitutto già oggi è possibile osservare come più Paesi stiano concorrendo nel processo di riscrizione delle regole delle istituzioni globali. “Se ciò sarà confermato vorrà dire che andiamo verso un sistema multipolare caratterizzato da una preponderanza americana; ciò renderà necessario per l’America mediare sulle decisioni da prendere” ha sottolineato Panebianco. In altri termini, quello che avremo di fronte non sarò più un mondo asservito imprescindibilmente alla volontà americana. E la velocità accelerata a cui avrà luogo questa redistribuzione del potere all’interno del sistema internazionale dovrà essere attribuita all’effetto “enzima” che l’attuale crisi sta esercitando su dinamiche che già erano in essere.
L’ex ministro Siniscalco, intervenuto in qualità di secondo ospite della serata, ha però tenuto a precisare -trovando concorde il suo interlocutore- che ciò è reso possibile grazie al cambio avvenuto all’interno dell’amministrazione americana. “Sono gli USA a volere il cambiamento. Quello che accadrà è che da un sistema con un egemone liberale si passerà ad uno con un egemone temperato”. A questo punto la domanda sorge spontanea: quali le conseguenze, in primis per noi europei che da tempo ci accodiamo alla linea di azione del nostro partner d’oltre oceano?
L’Europa -calca la mano Panebianco- è consumatore netto di sicurezza, e non produttore. Ne consegue che dovremo continuare ad affidarci alla protezione offerta dall’America; tuttavia, se la loro potenza subirà una diminuzione in termini relativi, di riflesso anche la nostra forza risulterà inferiore. Ciò determinerebbe, ad esempio, una diminuzione della capacità europea di negoziare con l’interlocutore russo. Spetta infine a Siniscalco, dopo aver rimarcato come l’ordine mondiale prossimo venturo sarà determinato dal “G2″ (America e Cina), tendere la mano all’Europa affermando che oggi abbiamo una chance -che non deve essere persa- di diventare fornitori della seconda moneta di riserva.
Qui trovate gli appunti completi della conversazione (comprendono peraltro le considerazioni conclusive di Ferruccio De Bortoli e Guido Tabellini).

Trackback