Il buonismo di Barack Obama: un copione già visto
A dirla con parole spicce: Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è in questi giorni in viaggio istituzionale in alcuni paesi del Medio Oriente e ha presentato il suo “progetto internazionale” per lo sviluppo della pace e della tolleranza sia in questa zona del Mondo, con tendenze abbastanza radicali, che nei rapporti tra essa e “l’Occidente”.
“L’America non è e non sarà mai in guerra con l’Islam” oppure “Ho inequivocabilmente proibito l’uso della tortura da parte degli Stati Uniti e ho ordinato che la prigione di Guantanamo sia chiusa entro l’inizio dell’anno prossimo” o ancora “Confermo l’impegno americano a creare un mondo in cui nessuna nazione abbia armi nucleari” e magari “Ogni nazione, compreso l’Iran dovrebbe avere il diritto a un programma nucleare pacifico se è conforme con le responsabilità prese con il Trattato di non-proliferazione”: sono solo alcune delle frasi che hanno costellato il discorso più significativo di Obama in questo viaggio e su cui mi vorrei soffermare brevemente.
Tanto, troppo buonismo forse….tralasciando in questa sede il discorso sullo scontro di civiltà (per dirla con Huntinghton) tra l’Occidente e l’Islam e l’abbandono delle tecniche militari adottate da Bush nell’ambito di “enduring freedom” e della guerra preventiva, mi chiedo: in che modo sarà possibile, seguendo lo schema di Obama pubblicato su Il Foglio di venerdì 5 giugno, coordinarsi con quei paesi che non sottoscrivono il Trattato di proliferazione nucleare? Oppure, chi si occuperebbe della distruzione fisica delle armi nucleari? E ancora, è possibile prevenire la nascita di settori strategici clandestini in quei paesi che ambiscono alla leadership mondiale o regionale e la cui democrazia/libertà già da oggi appare alquanto discutibile?
Forse un po’ utopistico, specie se questi progetti di smaltimento e ritorno al “convenzionale” dovessero mai avere epicentro in Europa, terra su cui sin dopo la II°GM gli Usa hanno sempre giocato una particolare influenza e probabile teatro di collaborazione in tale senso. A tal proposito si può vedere l’Atomica Europea di Paolo Cacace con prefazione di Romano per considerare gli stimoli, le ambizioni e i progetti atomici sviluppati dagli europei e su cui dubito saranno disposti a fare retro marcia. Un eccesso di buonismo Mr Presidente: da nazional liberali, con un occhio sempre rivolto all’America, possiamo anche accettare il gioco del bastone e della carota. Siamo consapevoli che dottrine come quella di Truman (containment) oppure Eisenhower (rappresaglia massiccia) o ancora di deterrenza o terrore, oggi, nei confronti del Medio Oriente, non avrebbero più senso, nè respiro nè tantomeno troverebbero consenso nell’opinione pubblica, come negli alleati, come del suo partito e Congresso.
Siamo sicuramente a favore di un ritorno massiccio all’uso della Diplomazia e del negoziato: all’uso della parola confortevole piuttosto che dell’insulto; apprezziamo i suoi sforzi di mediazione e le parole di auto comprensione che già dai primi giorni della Sua presidenza rivolse all’Iran e ai nemici dell’America e dell’Occidente sparsi per il Mondo.
Faccia attenzione Presidente, qualcuno l’ha paragonata, come carisma e portamento intellettuale, a John Fritzgerald Kennedy. Anch’egli era democratico, giovane, potente e scelse la risposta flessibile e moderata in politica estera nei confronti dell’Urss: questo comportò, come la storia ci insegna, la Baia dei Porci, la Crisi missilistica di Cuba, la costruzione del muro di Berlino e l’irrobustimento del blocco sovietico. Ci auguriamo che questa sua “risposta moderata” al sapore di carota, nei confronti del mondo musulmano e dei nemici dell’Occidente, non comporti pericoli per l’incolumità futura degli europei e americani, né qualche dissapore negli influenti ambienti dell’establishment militare americano, che come sappiamo godono di particolare rilievo nella mappa del potere politico statunitense. Ci auguriamo che il mercato americano non risenta di queste sue parole; auspichiamo che alla sua moderazione in politica estera, segua un robusto controllo internazionale sul rispetto dei patti e soprattutto una forte partecipazione degli stati cosiddetti “canaglia”.
Abbiamo molta fiducia e confidiamo in lei, Presidente. Non vogliamo rivedere lo stesso copione di Dallas ’63.
William
E’ molto interessante l’analisi che coinvolge tutte le diverse amministrazioni americane con relativa impronta in politica estera. Credo comunque che la politica estera che promette Obama, da alcuni letta come ambigua, da altri vista come una via di mezzo tra Truman e Kennedy, sia doverosa; oggi la minaccia è forse maggiore di quella sovietica, per fattori quali terrorismo, disprezzo della vita, dei diritti, ecc…proveniente dal mondo islamico. Obama ha parlato di “diplomazia rigida” con Teheran e di non premiare le provocazioni. Sono abbastanza soddisfatta delle linee che sta prendendo, le strade dei “divieti” sono state già battute dalla precedente amministrazione e siamo comunque arrivati ad un punto di non ritorno, con una Corea del Nord che nonostante “il dialogo a 6″ sta progredendo nel suo programma nucleare, Israele che, conscia dell’appoggio occidentale sta facendo quello che vuole, rischiando pure di compromettere quei deboli processi di pace già avviati a stento e un Iran che fregandosi del mondo occidentale, continua a fare la “pecora nera” del mondo, ostentando sicurezza e prepotenza. Quindi io nonostante non abbia approvato i grandi elogi e le grandi speranze all’indomani dell’insediamento di Obama, (considerando lo trattassero come il Salvatore del mondo, l’uomo del sogno americano, il paladino del rinnovamento) approvo comunque molte scelte che finora ha compiuto.. Restiamo a vedere!
Buonasera Neliana
Possiamo parlare, credo, la stessa lingua.
Siamo consapevoli che il principio della “guerra preventiva” e della politica muscolare dell’amministrazione Bush, non ha portato risultati soddisfacenti in termini di percezione della sicurezza internazionale ed anzi ha comportato una proliferazione ed articolazione di nuovi gruppi di terrorismo armato, qualificato e orribilmente crudele.
In questa fase di riassetto degli equilibri geopolitici (dovuto alla crescita dei Brics, alla crisi economica, al potere di Opec e alla crescita demografica dei paesi musulmani e politica della Russia) credo che il dialogo con Teheran sia stata la soluzione migliore che Obama potesse adottare in politica estera, un messaggio chiaro e nuovo: redimere le controversie attraverso la diplomazia prevenire il malcontento, il fondamentalismo e il terrorismo.
Mi auguro solo che questo buonismo, insito nella cultura politica democratica (vedi Kennedy, ma anche Clinton) non porti ad una distrazione e ad una smisurata crescita del terrorismo bieco e volto alla dominazione.
Lei ha ragione: il fondamentalismo islamico, palestinese, l’irredentismo coreano e pachistano e tutte le altre minacce che popolano il sistema globale sono altamente più pericolose dell’avanzamento dell’Urss e senza dubbio più radicali e meno circostanziate: difficile dunque localizzarle e colpirle, difficile dialogare con chi spesso non vuol sentire.
Credo oltremodo che una soluzione intermedia tra l’interventismo muscolare dei repubblicani e la cultura dialogante e pseudopacifista dei democratici potrà essere più incisiva e soddisfacente del pacifismo fine a se stesso che pare stia caratterizzando le prime fasi dell’ammin istrazione Obama.
Siamo solo all’inizio di un nuovo mandato americano nel mondo ma già ora mi preoccupano il malcontento di Israele, la forza dottrinale che quest’ultimo esercita nei rapporti internazionali, la scarsa attenzione americana sul Pakistan e la forte dipendenza degli yankee dai paesi asiatici…
Vogliamo misure serie, efficaci, costruttive.
Attendiamo…
A presto
W
Condivido a pieno quanto scritto nel tuo articolo..l’unico punto su cui mi trovi leggermente in disaccordo riguarda l’ultimo paragrafo.
E’ verissimo che Obama, per carisma personalità e intelletto, ricorda il grande Kennedy. Ambedue inoltre detengono un primato: uno è il primo presidente afroamericano, l’altro fu il primo cattolico alla guida degli Usa. In aggiunta, entrambe incarnano le speranze dei cittadini statunitensi di colore, anche se in contesti socio-politici relativamente differenti.
Il paragone regge sia sul piano della politica interna, sia sul piano di quella internazionale.Jfk, tuttavia, si trovò ad affrontare un problema spinoso e difficile da risolvere nel breve periodo:i rapporti usa-urss.Credo che la sua politica di dialogo, basata anche sull’accettazione di compromessi (per esempio la “promessa” di non invasione di Cuba a patto dell’eliminazione dell’avanposto missilistico sovietico nella stessa, in seguito alla crisi nata dopo la baia dei porci,ecc) sia stata estremamente positiva e non abbia portato ad un rafforzamento dell’Urss; anzi, ritengo che abbia evitato che questa crisi sfociasse in un nuovo conflitto mondiale che avrebbe portato il mondo intero alla distruzione.
Inoltre ha sempre combattuto la logica stalinista, evitando però uno scontro in campo aperto, direttamente con l’urss. Nonostante ciò, egli continuò ad affermare pubblicamente il suo fiero e duro antagonismo nei confronti dell’unione sovietica e del comunismo durante la guerra fredda (celebre il suo discorso nella Berlino Ovest in cui affermò “io sono un berlinese”, oppure l’invio dei primi “consiglieri” statunitensi nel vietnam del sud). Per quanto riguarda il suo assasinio in Dealey Plaza a Dallas, credo che le questioni economico-sociali-politiche interne agli States non abbiano avuto alcuna influenza (mi riferisco a tutte quelle persone che ,secondo molti sostenitori della teoria del complotto, avrebbero voluto kennedy morto: la lobby delle armi,per il suo comportamento non bellicoso con l’urss, i “bianchi americani” per il suo sostegno alla popolazione nera ecc); quindi sotto questo punto di vista ritengo che obama possa stare tranquillo(almeno sul piano interno agli USA, a meno di altri fanatici come L.A.Oswald).
Attualmente,invece, Obama si trova ad affrontare in ambito internazionale altri tipi di problemi (terrorismo, questione Iran, medio oriente ecc) che, nonostante siano causa di forte preoccupazione da parte di noi tutti(questo è innegabile), passerebbero in secondo piano nel caso di rapporti bellicosi tra Usa e Russia (perche queste due nazioni rappresentano le piu grandi potenze economico-militari del pianeta!).La questione è che ambedue i Presidenti in questione hanno intrapreso la via del dialogo con interlocutori differenti .Mentre Jkf fu quasi costretto, al fine di evitare una nuova guerra mondiale, Obama ritiene che la politica della mano tesa e del buonismo porti ad una soluzione positiva anche nei confronti di antagonisti come Bin-Laden,Hamas o Theran(per citarne alcuni).Sincermante credo che questa sia la via da intraprendere, ma non a tempo indeterminato. Gli Usa e l’Europa, non possono scendere a compromessi con terroristi,nazionalisti o fanatici religiosi: una politica del dialogo perenne con tali personalità, porterà necessariamente,questa sì, ad un loro rafforzamento.
Ale
Ciao Ale..
cosa ti fa pensare che gli accadimenti interni agli Usa non sono stati determinanti per la politica e poi la vita di JfK?
Certo il mio parallelismo è stato volutamente una provocazione.
Anche perchè Obama tra le sue scelte iniziali ne ha azzeccata una su tutte: mantenere Robert Gates (del GoP partito repubblicano Usa) alla guida del Dipartimento della difesa degli Stati Uniti, con pieno controllo sulle forze armate statunitensi e sul Pentagono.
Obama mantiene in questo modo (essendo sua prerogativa) un elevato controllo e una potestà decisionale indiscussa in tema di politica estera e invia all’opposizione repubblicana, che in questo settore esprime decisamente il suo predominio politico, un ottimo segnale di continuità, (visto che Gates era segretario alla Difesa con Bush e gode di ottima stima e autorevolezza al Pentagono) e un richiamo alla collaborazione politica.
Un coplo al cerchio e uno alla botte.
Il mantenimento dei soldati in Iraq fino al 2011 (anche dopo il cambio di strategia di inizio luglio); il ritiro graduale e concertato con l’opposizione; l’irrobustimento delle operazioni in Afghanistan e la richiesta parallela di maggiori forze da parte degli alleati europei sono segnali di profonda collaborazione dei democratici con i repubblicani.
Il proseguimento, per certi versi, delle operazioni di “Iraqi Freedom” ed “Enduring Freeddom” sono sintomi che tutto sommato, la politica di intervento di Bush (tralasciando la “Dottrina Bush” della “guerra preventiva” e dell’ “intervento militare americano come forza di ultima istanza”) non è stata del tutto fallimentare e soprattutto, per certi versi, sta funzionando da collante per la fase di decollo del Presidente afroamericano.
A te la palla caro Ale….
a presto
Will
Ciaooo!!!
ti rispondo subito: sono un ragazzo assolutamente realista e , nonostante il fascino del mito e della leggenda che circonda qualche celebre personaggio dopo la sua morte, nel caso di JFK posso affermare di credere abbastanza fermamente nel lavoro svolto all’epoca dalla commissione Warren. Esponenti come Jim Garrison (o simili) non godono molto della mia fiducia: credo quindi che il colpevole dell’omicidio di dallas 63 sia stato catturato all’epoca dei fatti e non vedo alcun nesso tra questo evento e la politica interna degli states.A riguardo consiglio un libro in cui lo scrittore/giornalista Diego Verdegiglio (che mi ha spedito una copia!!!),abbastanza famoso nell’ambito della questione JFK (è stato anche a porta a porta!),smonta passo dopo passo e con esempi reali, i punti basilari su cui si fonda la teoria del complotto per eliminare un presidente “scomodo”.
Per quanto riguarda la politica internazionale, direi che John è stato uno dei pochi presidenti democratici che ha protetto comunque il ruolo americano nel mondo( come volevano praticamente tutti i cittadini degli Usa all’epoca!) riuscendo ad evitare uno scontro diretto con l’ex unione sovietica: cosa che non sarebbe stata vantaggiosa anche per i reparti più bellicosi dell’amministrazione americana!
Obama sta tentando di intraprendere la medesima via, matendendo Gates alla guida del dip.della difesa,come hai precisato anche tu; ma è altrettatanto vero che ha iniziato il mandato con la chiusura di qualche carcere…e, poiche la sua campagna elettorale non è stata all’insegna di una lotta all’ultimo respiro contro il terrorismo islamico, tra un po di tempo sarà ” costretto” a soddisfare le esigenze dei suoi elettori stanchi dell’amministrazione belligerante e repubblicana di GW Bush…mi auguro che questo non avvenga e che si continui con l’intento di estirpare il terrorismo nel mondo, anche se questo può portare, prima o poi, ad intraprendere azioni armate.
Quello che continuo a sottolineare è che, personalemente, vedo in Obama uno spirito piu demoscratico rispetto a Jfk: quest’ultimo era si un democratico, ma sapeva anche comportarsi da repubblicano in particolari situazioni…ecco il motivo per cui ho scritto il precedente commento, che riporta esempi di quanto appena detto!!
(un copione gia visto…ma non dal 61 al 63)
Ciao ciaooo
Ale