I giovani calciatori: ha ragione Mou?
Sono certo di una cosa: i giovani talenti sono un patrimonio del calcio. Sono il futuro dei club e delle nazionali. Noi, in Italia, non lo abbiamo ancora capito. Tuttavia le dichiarazioni di Mourinho invitano a riflettere.
Il Mister dell’Inter, in conferenza stampa alla vigilia del match con il Catania, ha parlato, prendendo come esempio l’irrequieto e telentuoso Balotelli, di un problema generazionale che riguarda i 20enni calciatori di oggi. Soldi, famiglie, procutatori, le cause di una generazioni immatura e viziata. Mou lamenta il fatto che i giovani pensano alle Ferrari, alle Bentley e alle auto dei colleghi di 30 anni che guadagnano uno stipendio da 5 milioni di euro all’anno. Hanno poco spirito di sacrificio e poca umiltà.
Prendersela con i giovani è facile, specie quando le cose non vanno come si vorrebbe. Sono il capro espiatorio ideale, se poi non hanno dei comportamenti esemplari, vengono ancora più criticati. Ma le colpe sono solo dei calciatori? Non credo. Un ragazzo deve essere anche tutelato, dall’allenatore, dalla società e, soprattutto, dalla famiglia. Invece quest’ultima spesso si rivela uno dei più grandi problemi, come dice Ciro Ferrara: “E’ difficile tenere i ragazzi con i piedi per terra: le famiglie pensano ai soldi e credono di avere in casa Maradona”. Leonardo, il tecnico del Milan, è fiducioso in un cambiamento di mentalità: “La maggior parte dei giovani talenti sono consapevoli di quali siano i comportamenti corretti, gli esempi di campioni e professionisti come Kakà e Zanetti sono da seguire, non di certo Adriano”.
Il problema dei giovani talenti, deve essere anche ricondotto al sistema calcistico Italiano. Perchè in Inghilterra ci sono squadre di vertice con un 11 titolare composto da calciatori di 22 anni di età media, come l’Arsenal? Perchè il Barcellona riesce a portare in prima squadra dal settore giovanile dei talenti puri, destinati a diventare protagonisti assoluti del calcio europeo (Messi e Xavi su tutti) e nessuna squadra da primi posti in Seria A riesce in quest’impresa? Anomalia italiana. C’è poca fiducia nei giovani. Poi ci si chiede come mai assistiamo ad una fuga all’estero dei migliori giocatori delle nostre primavere. Questi ragazzi devono essere investiti anche di responsabilità per maturare, perchè questo avviene in altri paesi più che in Italia? Questione di mentalità ottusa e di poca pazienza ad aspettare l’esplosione dei talenti. Problemi di soldi e sovente di sponsor. Le conseguenze di questa incapacità si riflettono anche sulla nostra nazionale, composta quasi interamente da trentenni e da pochissimi giovani.
I giovani campioni vanno preservati, devono essere difesi da un mondo vizioso e amorale come quello calcistico. Le colpe sono sia dei ragazzi, i quali sicuramente si credono supereroi troppo presto e si fanno affascinare da un mondo pieno di distrazioni, ma anche di coloro che si sottraggiono alle loro responsabilità di educatori, come le famiglie e gli allenatori.
In un mondo del calcio senza valori e con stipendi milionari, per i nostri giovani sono i campioni e i professionisti seri come Kakà e Del Piero i modelli da imitare, fuoriclasse dentro e fuori dal campo.
Il calcio non è più quello di una volta… Siamo abituati a sentire spesso questa frase, è diventata ormai una sorta di cliché, un’espressione che si pronuncia con grande leggerezza senza però soffermarsi sul vero significato.
-Cosa vorresti fare da grande, qual è il tuo sogno?- Secondo le statistiche, otto bambini su dieci, risponderebbero a tale domanda dicendo che vorrebbero diventare calciatori di Serie A. Otto su dieci. Ora sarebbe lecito chiedersi se questi ragazzini vorrebbero raggiungere il massimo livello professionistico del campionato italiano, per fare della loro passione una vera e propria professione, o semplicemente perché sono affascinati da un mondo in cui hanno la possibilità di guadagnare cifre astronomiche e che è in grado di trasformarli negli idoli mediatici del momento. I mass media… eccola la nota dolente. I mezzi di comunicazione di massa dipingono il calcio come una realtà priva di valori e moralità. Possono elogiare un giovane calciatore, arrivando magari a definirlo un “fenomeno”, per poi distruggerlo e condannarlo appena commette un errore. I media non perdonano, sono sempre più concorrenziali e il loro obiettivo primario è quello di conquistare il pubblico. Per fare ciò sono disposti ad utilizzare ogni mezzo a loro disposizione, senza mai preoccuparsi delle conseguenze, senza mai capire che a vent’anni anche un calciatore può sbagliare. E’ proprio in questo momento che, come hai scritto tu, dovrebbero intervenire le società, gli allenatori e le famiglie. Se ci fosse maggiore pazienza nello scoprire, coltivare ed educare un giovane talento, forse la nostra Nazionale non avrebbe un’età media così elevata.
Troveremo in futuro gli eredi di Maldini, Del Piero, Cannavaro o Totti? Mourinho ha dichiarato che “ è molto difficile in questo momento, trovare un giocatore di 19 o 20 anni che pensi già come un uomo. Significa trovare l’eccezione”. Io penso che nel nostro Paese ce ne siano tante di queste eccezioni. Chi sono i veri giovani campioni? Spostiamo per un attimo i riflettori sul calcio dilettantistico. E’ proprio in quell’ambiente che si trovano tanti ragazzi per cui il calcio è qualcosa che va oltre a una semplice passione. Ragazzi che si allenano con grande impegno, che fanno grandi sacrifici per uno sport che regala loro tante gioie ma, nello stesso tempo, anche tante delusioni; ragazzi che non si arrendono davanti a niente, che sanno superare ogni ostacolo che incontrano con grande coraggio; ragazzi che cadono ma che sanno subito rialzarsi, che non hanno né paura né vergogna ad ammettere i propri errori; ragazzi che soffrono quando sono costretti a stare lontano dal campo, e lo fanno sempre in silenzio; ragazzi che giocano solo ed esclusivamente per l’amore che hanno per il pallone e non per un compenso che il più delle volte non ha nessun valore. Eccoli i veri esempi da seguire e da ammirare.
Un giovane calciatore dovrebbe avere la capacità di superare problemi personali e debolezze con la passione per questo sport. Dovrebbe combattere sempre con tutte le forze per dimostrare a tutti quanto vale. Adriano non ce l’ha fatta, la sua bravura non è bastata, o forse la sua passione non era poi così forte. La vera passione è quella di quel Calciatore, sì con la c maiuscola, che arriva a scendere in campo anche con le caviglie completamente distrutte, che non vuole mollare, che non si arrende, che stringe i denti e che quando è costretto a dire addio, purtroppo troppo presto, al mondo che più ama lo fa con le lacrime.
Se i giovani talenti imparassero a vivere il mondo del calcio in tutti questi modi, se il sistema italiano riuscisse a trovare il coraggio di “scommettere” su di loro e soprattutto imparasse ad educarli nel migliore dei modi, forse, si smetterebbe di dire che il calcio di oggi non è più quello di una volta.
Ti ringrazio per il bel coomento all’articolo. Sei sicuramente una persona che, come me, conosce bene il mondo del calcio.
Condivido molte delle tue affermazioni.
Sicuramente i mass media sono un grande problema, avidi di soldi e di notorietà, sono pronti a qualsiasi cosa pur di vendere due copie in più. Sicuramente sono loro più amorali del tanto biasimato mondo del calcio. Sono loro che ti mettono in prima pagina come un fenomeno una domenica e quella dopo ti dipingono come un giocatore finito. Non hanno scrupoli. Qualcuno dice che questo è il prezzo da pagare per essere famosi con un contratto milionario, sia che tu abbia 18 o 30 anni. Ma non tutti i ragazzi hanno la forza, la personalità ed un entourage che permette loro di rimanere indifferenti alle critiche e continuare a fare il loro lavoro.
Poi, in Italia, oltre ai mass media, come già ho scritto nell’articolo, c’è un problema di mentalità. Poca pazienza nel coltivare ed educare i talenti. Si vogliono subito i risultati. Però è altrettanto vero che sono pochi, o comunque una minoranza, i giovani con la professionalità e la serietà da campione.
Spostando lo sguado sul calcio dilettantistico, mi trovi totalmente concorde. Sono un giocatore dilettante anche io, conosco bene sia le mie categorie che, per amicizie e frequentazioni passate, l’ambiente professionistico. Sicuramente il primo è più genuino, più sano.
Credo che l’impegno che mette ogni ragazzo quando scende in campo è frutto della passione per questo sport. Allenamento, vittorie, sconfitte, infortuni, gioie, delusioni, arrabbiature, amicizie, spirito di gruppo: fa tutto parte del calcio. Certe emozioni e certi sentimenti per un giocatore rimangono immutati a qualsiasi livello possa giocare. Più si sale di categoria, più girano soldi, meno contano i valori e i sentimenti. Soprattutto per chi non scende in campo.
I giovani talenti devono conservare lo spirito di sacrificio, la voglia e la passione anche quando iniziano a sentire i profumo dei soldi e il fascino della notorietà. Solo così hanno la possibilità per continuare la loro carriera nel migliore dei modi. Poi, sicuramente, devono essere aiutati dagli allenatori, dalle società e dalle famiglie. Ma sono loro che devono fare il passo più importante.
Mi ha colpito un paragrafo del tuo commento, esattamente questo:
“La vera passione è quella di quel Calciatore, sì con la c maiuscola, che arriva a scendere in campo anche con le caviglie completamente distrutte, che non vuole mollare, che non si arrende, che stringe i denti e che quando è costretto a dire addio, purtroppo troppo presto, al mondo che più ama lo fa con le lacrime”.
Queste righe mi riportano alla mente un Campione, il centravanti più forte di tutti i tempi, Marco Van Basten. Serio professionista, rigoroso nel suo lavoro, campione dentro e fuori dal campo, costretto a lasciare a 29 anni il mondo del calcio per i noti problemi alla caviglia. Ecco, ai giovani talenti, se non bastassero gli esempi dei calciatori di oggi, consiglio di guardarsi qualche dvd del Grande Cigno.
Alludevo proprio a lui in quel paragrafo, il Grande Cigno di Utrecht. Esempio di umiltà assoluta, giocatore eccezionale capace di lasciare il calcio, il “suo mondo”, con una dichiarazione lodevole: “Quando un giocatore smette, diventa sempre migliore. Ma io ho giocato tante brutte partite, ho sbagliato goal clamorosi. Adesso mi dite che sono stato il piu’ grande, ma la verita’ e’ che ho fatto parte di una squadra imbottita di campioni”.
Van Basten è riuscito a raggiungere i traguardi calcistici più importanti e possiamo solo immaginare cosa sarebbe riuscito a fare se la fortuna non gli avesse voltato le spalle. Se anche un giocatore di tale calibro ha ammesso di aver fatto degli sbagli, allora sono davvero convinta che dovremmo imparare a capire che il termine “calciatore” non è sinonimo di “infallibile”. IL VERO CAMPIONE NON È COLUI CHE NON CADE MAI, MA COLUI CHE HA LA FORZA DI RIALZARSI… sia che abbia 18 o 30 anni, sia che militi in Serie A o in Terza Categoria.
Io non conosco bene il mondo del calcio, anzi forse non dovrei neanche parlare… Però ti posso dire che un giorno spero di vedere nella nostra Nazionale tanti giovani che, oltre alla loro bravura, sappiano mostrare umiltà, correttezza, determinazione e spirito di sacrificio. Spero di vedere in loro quella stessa felicità e voglia di giocare che hanno i calciatori dilettanti, perché sono proprio questi ultimi che, con la loro passione e semplicità, riescono a regalare tante belle emozioni a chi tifa per loro.
Ciao ragazzi…Ho letto questo articolo e ho pensato di commentarlo per rivolgermi a tutti i piccoli appassionati e giocatori di calcio che aspirano a diventare i campioni del domani.
Per chi aspira a fare un provino, vi consiglio di caricare un video su KICKO, una sorta di youtube del calcio, dove potete caricare i video delle vostre perfomance calcistiche ed essere contattati per un provino..Il fratellino di un mio amico è riuscito a farsi fare un provino ed ora ci sono ottime possibilità….Il sogno può diventare realtà. Provateci anche voi!!!
Spero vi abbia dato un consiglio giusto e una possibilità per realizzare il vostro sogno.
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