Dubai ci ricorda che la crisi non è finita

27 novembre 2009

Ci voleva il rischio del fallimento di Dubai Word per ricordarci che la crisi morde ancora e non è finita.

Oggi tutte le prime pagine di siti e quotidiani parlano di “effetto Dubai” sulle Borse Mondiali, con crolli sui mercati azionari. Sembrava tutto passato… E invece ci risiamo?  Forse non è ancora tutto finito. La crisi non è passata.

Tecnicamente la recessione è finita. Il Pil è tornato a crescere sia in USA con un +2,8% su base trimestrale sia nell’ UE con un +0,4%. L’Italia a sorpresa sembra guidare la ripresa in Europa con un rialzo dello 0,6%, sopra la media dell’area Euro. I politici ostentano ottimismo, da Obama alla Merkel, al nostro ministro Tremonti, il quale prevede una crescita oltre l’1% del PIL italiano nel 2010. Tuttavia, il titolare dell’Economia ricorda che nel biennio 2008-2009 si è perso un 6% di Pil e che per tornare ai livelli pre-crisi ci vorranno anni.

E’ innegabile che ci siano primi segnali di una ripresa economica ma rimangono ancora troppe incognite. Alcuni dati sono allarmanti: quelli che riguardano la disoccupazione in primis. In USA ha raggiunto il 10,2%, peggior dato da 26 anni ad oggi. E se la disoccupazione rimane alta, i consumi, che rappresentano i 70% del Pil americano, non ripartono, creando così un circolo vizioso. Il debito pubblico, generato dai governi per stimolare l’economia, rappresenta un altro grande problema ed ha ormai raggiunto livelli allarmanti in molti Paesi. In Italia abbiamo avuto un margine di manovra minore a causa dell’elevato debito pubblico, stabile sopra il 100% del Pil da anni. Fortunatamente il nostro sistema creditizio si è rivelato più solido di molti altri, non dovendo così  ricorrere a pesanti salvataggi statali, come accaduto in altri Paesi. Tremonti giustamente predica rigore nelle finanze pubbliche per non rischiare di mettere a rischio il sistema Italia.

Quello che potevano fare i governi, con politiche di stimolo, e le Banche Centrali, con tassi vicini allo zero e politiche di quantitative easing, l’hanno fatto. I margini di manovra adesso sono limitati e ciò è preoccupante. Inoltre si deve iniziare a pensare alla exit stategy per rientrare dalle misure straordinarie adottate per affrontare la crisi globale. Bisogna aiutare il paziente ad iniziare a camminare da solo. Ma se si tolgono le stampelle troppo presto questo potrebbe cadere nuovamente. Tuttavia è necessario prestare attenzione anche al fatto che, se si tolgono troppo tardi gli stimoli applicati, si rischierebbero altre complicazioni, ad esempio l’iperinflazione.

L’unica certezza in questo scenario è che non ci sono certezze. Iperinflazione, deflazione e stagflazione sono tutte opzioni possibili sebbene molto diverse tra loro. Il primo scenario potrebbe essere causato dal livello dei tassi vicino allo zero e da una speculazione sulla domanda di materie prime causata dai paesi emergenti. In questo caso, le banche centrali, si troverebbero obbligate ad alzare i tassi violentemente mettendo a rischio la crescita. Il secondo scenario è quello deflattivo, con tassi a zero, salari in diminuzione, debolezza nei consumi. Il Giappone insegna. La stagflazione sarebbe lo scenario peggiore: alta inflazione accompagnata da bassa crescita con drammatiche conseguenze sul potere d’acquisto e sulla disoccupazione. Cosa ci aspetterà?

Le Borse hanno scommesso fino ad oggi su una ripresa dell’economia mondiale con rialzi stellari dai minimi di Marzo ad oggi. Troppo ribasso prima o troppo rialzo adesso? Difficile dirlo. Tuttavia la situazione economica e finanziaria rimane difficile e fragile. La disoccupazione e i debiti pubblici sono tra i maggiori problemi che i governi devono affrontare. Il sistema finanziario non si è ripulito totalmente di tutti i problemi che lo hanno portato ad un passo dal collasso. Le banche sono fragili, non sappiamo quanti titoli tossici hanno in pancia e a quante svalutazioni devono ancora andare incontro. Il credito alle imprese non è ancora ripartito. I consumi non crescono. Il mercato immobiliare, dal quale è partita la crisi, ha toccato veramente il fondo? Se guardiamo a Dubai non c’è da giurarci.  E se la crisi è arrivata anche in paradiso, vuol dire che siamo lontani da una vera ripresa economica.

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