Obama, il Nobel e la Guerra Giusta
Il Presidente Americano Barack Obama ha ricevuto, ad inizio Dicembre, ad Oslo, il premio Nobel per la pace. Un riconoscimento che in molti hanno criticato per il fatto che gli Stati Uniti sono attualmente impegnati in guerra in Afghanistan e in Iraq.
Dicono che sia troppo giovane. Dicono che non abbia ancora fatto nulla. Dicono che i premi non possono essere assegnati alle intenzioni. Tante critiche, comprensibili, forse troppe. Ma Obama ha avuto l’umiltà di dire che altri avrebbero meritato più di lui il prestigioso riconoscimento. Sono un grande estimatore del Presidente USA, pur non condividendo in toto nella sua fazione politica. Mi piace il personaggio e la persona di Obama, la sua voglia di mettersi in gioco, di cambiare l’America, di far amare gli Stati Uniti al mondo.
Durante la cerimonia di consegna del Nobel il Presidente ha avuto la saggezza di ammettere che l’America da sola non può più garantire la pace mondiale. E’ indiscutibile che stia gettando delle basi importanti per un nuovo equilibrio mondiale. Con la diplomazia, con il dialogo, con la politica della mano tesa ma anche, se necessario, ricorrendo alla Guerra Giusta. Ed è proprio sulla teoria della Guerra Giusta, consapevole delle critiche ricevute per il premio Nobel, che Obama ha incentrato parte del suo attesissimo discorso.
Citando Martin Luther King, il Presidente USA ha sostenuto che la violenza non porta la pace permanente ma, la “dura verità” va riconosciuta, e l’uso della forza, alle volte, non solo è necessario, ma anche moralmente giustificato, quando ci sono questioni umanitarie da difendere, quando si deve porre fine all’aggressione di uno Stato o ci si trova di fronte ad atti di terrorismo o ad un genocidio, come accadde nei Balcani.
Obama ha evocato Gandhi come modello di non violenza sostenendo che la sua fede nel progresso umano deve essere la nostra stella polare. Tuttavia, per un capo di Stato, che deve difendere la sua Nazione, la forza morale non può essere l’unico riferimento. Affermare che la forza è a volte necessaria non è un appello al cinismo, ma è prendere atto della storia, delle imperfezioni dell’uomo, delle imperfezioni della ragione. La guerra è uno degli strumenti per la pace. Si vis pacem, para bellum dicevano i latini.
Se le avesse pronunciate Bush certe frasi, avrebbero sortito lo stesso effetto? Ho i miei dubbi. Forse anche perchè Bush alcune premesse non le avrebbe fatte e certe aperture diplomatiche neanche. Obama ha cambiato la politica unilaterale del suo predecessore. Il messaggio che vuole dare al mondo è che l’America agisce per il bene e la pace comune. E’ per questo che ritengo Obama un innovatore, il portatore di un cambiamento, di una nuova mentalità, di disponibilità al confronto. E’ consapevole di rappresentare l’America ma, ad oggi, la Superpotenza non può più agire da sola. Deve dialogare sia con gli alleati sia con i nemici, confrontarsi con le nuove potenze mondiali come Cina ed India. E’ finito il tempo di imporre le proprie scelte ed è cambiato il modo di rapportarsi con il mondo. Sono queste la strategia e la forza di Obama.
Per esprimere ancor meglio il suo modus operandi in politica estera, il Presidente Americano cita un appello di J.F. Kennedy: “miriamo a una pace più pratica e raggiungibile, basata non sull’improvvisa rivoluzione della natura dell’uomo, ma su un’evoluzione graduale delle istituzioni umane”. Obama ha evocato anche esempi storici rigurdo la politica della “porta aperta” al nemico, che hanno portato a svolte epocali: il comportamento di Reagan con l’URSS, la “Diplomazia minuziosa” di Papa Giovanni Paolo II con la Polonia comunista ed il dialogo di Nixon con il regime repressivo cinese nel 1972, nonostante gli orrori della Rivoluzione Culturale.
Il Presidente pensa che si debbano bilanciare al meglio isolamento ed impegno, pressione ed incentivi perchè avanzino diritti umani e civiltà. L’utilizzo di sanzioni senza discussione può condurre solo ad un paralizzante “status quo”. La politica della mano tesa nei confronti del nemico è quanto mai attuale riguardo la questione iraniana, ma fino a quando potrà durare? Sembra che dall’altra parte ci sia un muro impenetrabile ad ogni tentativo di confronto. Anzi, l’Iran aumenta la tensione con le sue provacazioni e la repressione degli oppositori del regime. Una cosa è certa: Obama vorrebbe evitare ad ogni costo un conflitto. Ma non lo esclude.
Nel suo discorso l’inquilino della Casa Bianca lascia trasparire quale sarà l’atteggiamento futuro degli Stati Uniti nei confronti del resto del mondo: sarà all’insegna del dialogo, della continua ricerca della collaborazione e della coesione. L’America sta affrontando sfide importanti come la transizione in Iraq, la missione in Afghanistan, la delicatissima questione Iraniana. In particolare, Obama sottolinea, quasi a giustificare il nuovo invio di truppe, l’obbligo morale a completare la missione in Afghanistan. La teoria della guerra giusta condanna da sempre gli interventi armati volti a cambiare radicalmente e dall’esterno il sistema politico o i confini di una nazione, in nome del rispetto per la sua sovranità politica ed integrità territoriale. Proprio in nome della sovranità politica risulta importante la fase di transizione in atto sia in Iraq sia in Afghanistan. Una volta conclusasi la guerra, c’è un nuovo spazio per rispettare lo ius post bellum e gestire lo scenario postbellico in maniera produttiva e positiva, consegnando il controllo del territorio in mano al goveno iracheno e a quello afghano. Per Obama questa è la strada migliore ed è quella che si sta percorrendo. Per l’America e per il mondo intero. Una Guerra Giusta per una Pace Giusta.
La vulgata che per anni ha riempito la bocca ai pacifinti, ossia ai pacifisti a senso unico (solo contro gli Usa ma mai contro i veri regimi guerrafondai), constava dell’assioma che Bush invadesse l’Iraq per depredarlo del suo petrolio. Qualsiasi altra motivazione – la liberazione d’un paese soggiogato da un tiranno; la destituzione di un governo colpevole di decenni di guerre, milioni di morti, continue intenzioni d’attacco militare contro altri paesi dell’area; la fine d’una dittatura crudelissima e assassina responsabile della destabilizzazione dell’intero Medio Oriente e complice d’ogni forma di terrorismo; il tentativo di favorire una forma di democrazia – era secondo loro evidentemente pretestuosa e fraudolenta.
Tale posizione è frutto o di una cieca propaganda idologico-manichea, o di una puerile visione ottocentesca della politica, dove ancora si assume che sia più facile e redditizio fare una guerra piuttosto che commerciare, non sapendo – o non volendo sapere – che il Big Oil, le multinazionali americane del petrolio, erano state le prime a non essere favorevoli all’intervento militare contro il dittatore Saddam Hussein. Loro sanno bene quanto sia preferibile concludere accordi commerciali anche con le peggiori dittature invece che impelagarsi in avventure belliche. Ma tant’è: la forza delle idee semplicistiche prevale, specie quando si tratta d’agitare slogan ad effetto nei cortei e farsi passare per il “furbo” che non si fa facilmente raggirare dagli imperialisti amerikani. Ora questa analisi insensata viene finalmente a cadere una volta per tutte, e il motivo è il suo essere stata totalmente falsa fin dall’inizio.
Come avrete capito io ho assoluta stima per l’ex presidente George W Bush, chiamato dalla storia a guidare gli Stati Uniti in un momento assolutamente particolare e difficile. Al contrario invece credo che il presidente Obama sia stato fin troppo esaltato dalla pubblica opinione e dai mass media ancor prima che potesse attuare qualche punto del suo programma amministrativo. Non mi sento avverso al presidente Obama, ma sono particolarmente irritato da coloro che in questo anno e mezzo non hanno fatto altro che esaltare il presidente Obama solo perchè vedevano in George W Bush il nemico da cui liberarsi. Credo che Obama non meritasse il Nobel per la pace, poichè non penso che un Nobel si possa dare alle intenzioni ma semmai ai fatti. Quello che hai scritto Lele è tutto vero: la disponibilità al dialogo, la mano tesa, la voglia di far amare gli Stati Uniti nel mondo….per carità non lo contesto, ma siamo certi che tutto questo porterà a qualcosa di reale? Siamo certi che il giorno in cui Obama sarà chiamato a dichiarare guerra all’Iran in Italia non ricompariranno le bandierine arcobaleno???IO sinceramente penso proprio di si. Penso che nonostante Obama sia stato adorato e santificato dalla sinistra italiana, quest’ultima se ne dimenticherà in fretta poichè per certa sinistra non esiste il principio (che io condivido in toto) delle “guerra giusta”. Insomma, penso che il presidente Obama abbia molto da lavorare e credo che non vada idolatrato prima ma semmai dopo, al termine del suo mandato. Forse qualcuno non si ricorda bene ciò che è accaduto l’11 settembre del 2001. Be, io nel 2004 sono stato a Ground Zero e vi assicuro che ho provato un’emozione fortissima. Quel vuoto creato dai terroristi ha lasciato un segno indelebile nella società nella storia americana. Il presidente Bush si è trovato a gestire una situazione davvero difficile e io sono sempre stato fiero del fatto che il governo italiano dal 2001 al 2006 sia stato al fianco degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo e alla lotta per la libertà. Penso che il terrorismo intenazionale così come i regimi dittatoriali presenti in Iran e in Corea del Nord non si possano sconfiggere con i fiori e nemmeno con la politica delle mani tese. Penso che le guerre giuste esistano e continueranno ad esistere fino a quando qualcuno deciderà di combattere la tirannia e la violenza, per la libertà, la democrazia e i diritti dell’uomo.
ciao a tutti!
Andrea
Andre condivido la maggior parte di quello che hai scritto. Ma vorrei sottolineare un paio di concetti. E chiarire la mia posizione su alcune tematiche.
Tra Repubblicani e Democratici mi incarno di più nei primi, tuttavia, per numerosi aspetti mi piace molto l’attuale Presidente USA.
Non sono mai stato tra coloro che hanno criticato a priori Bush, ne condivido alcune scelte, a mio parere non è stato così pessimo come molti lo dipingono.
Su Obama mi sembra di aver scritto nell’articolo la mia posizione. Critico anche io tutti coloro che lo credono il Messia. Ma deve essere riconosciuto che l’America, con lui, ha un atteggiamento meno unialterale e più collaborativo sia nei confronti dei suoi alleati sia verso i suoi nemici. La politica della mano tesa, nei confronti dell’Iran è condivisibile ma non illimitata nel tempo. Alla luce degli ultimi avvenimenti, la durissima repressione del regime, e dopo i continui rifiuti al dialogo di Ahmadinejad, il tempo dei negoziati credo stia per scadere.
La politica estera USA è sempre forte, anche con questa amministrazione. Bush era un realista convinto. Ha guidato gli Stati Uniti militarmente nel periodo più difficile del dopo secondo guerra (l’America fu colpita sul suo territorio solo a Pearl Harbor nel 1941 prima dell’11 Settembre 2001). Tuttavia ha agito sempre in modo unilaterale, a volte senza il consenso degli alleati e dell’ONU, ha dilapidato il sentimento mondiale solidale e proamericano che si era creato dopo gli attacchi alle Torri Gemelle. L’opinione pubblica non ha capito che le sue mosse politiche erano dettate dalla convinzione di volere proteggere l’America e il mondo dal terrorismo. La sua colpa è di essersi rappresentato agli occhi della gente come un imperialista e non come un “esportatore di democrazia”.
Non si illudano i pacifinti (come li hai chimati tu), Obama non esiterà a dichiarare guerra all’Iran qualora sarà necessario (rileggi la parte dell’articolo dove riporto le citazioni di Obama su Martin Luther King e Gandhi). Come sembra sia pronto a dei raid in Yemen (aggiunto dal Presidente USA, insieme alla Somalia ai famosi “stati canaglia”).
Nell’ipotetico giorno in cui Obama sarà chiamato a dichiarare guerra all’Iran in Italia non ricompariranno le bandierine arcobaleno? Credo di si. La sinistra italiana è ancora lontano dai democratici americani a cui si ispira. Troppo lontano. Troppo antica. I cortei ci saranno anche contro Obama. Ma in misura minore. Solo perchè il Presidente USA non è più il “tiranno” Bush, come dici tu. E l’opinione pubblica sarà più indulgente con Mr Obama. Perchè questi trattamenti differenti? Forse per il tentativo di risolvere la spinosa questione Iraniana con la diplomazia, la collaborazione con gli alleati. La Guerra è l’ultima opzione. Sebbene possa trattarsi di Guerra Giusta. Sperando comunque non sia tardi per intervenire.
Obama è più apprezzato per il suo modus operandi. Per il suo modo di comunicare. Per il suo essere coinvolgente, diplomatico ma allo stesso tempo deciso e patriottico. Io lo stimo così come, per differenti motivi, su alcune questioni ho stimato Bush. Ma è indubbio che hanno due modi differenti di concepire la politica estera. Oggi l’America ha bisogno di consenso e collaborazione, non può più agire da sola. Ma rimane sempre l’America che vuole difendersi dal terrorismo, anche con la Guerra Giusta, e portare la democrazia, la libertà e i diritti umani dove non ci sono, per un mondo più sicuro. Bush dopo l’11 Settebre ha dato una risposta molto forte al mondo ma oggi ritengo che l’America abbia più bisogno di una polica estera in stile Obama. Che non significa più morbida, ma più collaborativa e ricorrendo alla Guerra Giusta solo se necessario.