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Plauso all’Italia che va

14 luglio 2010

I termini più ricorrenti che balzano agli occhi alla lettura della stampa quotidianan sono P2, P3, epurazioni di partito, clima giacobino, operazioni polverose. Il clima politico, oltrechè metereologico, è umido e torrido - insopportabile come i 40 gradi di Milano e rovente come le ultime vicende politiche italiane.

Fatico a comprendere: generali dei carabinieri indagati per traffico di droga, blogger e giornalisti sul piede di guerra, universitari e professori in sessioni notturne, ministri lampo, escort che scrivono libri e talpe nei servizi segreti. 

Ma ancora: dossier da brivido come il Caso Caldoro o quello Telecom di Trochetti e Tavaroli , gli “attentati” al Csm e i piani eversivi per le nomine alla Cassazione. Senza dimenticare l’eolico in Sardegna, i Grandi Appalti sul G8 (Balducci,  Anemone, Scajola, nani, mignotte e compagnia danzante) e la protesta giustizilista dell’asse Genchi-Travaglio-Santoro-Dipietro. 

L’Italia che ci piace, e che spesso non è raccontata dalle prime pagine o dai Tg è però un’altra: è l’Italia delle imprese e dello Stato.

Delle imprese che risollevano la testa e si danno al lavoro. E’ quella di Pomigliano d’Arco con la Panda, i 700 mln investiti e i 5000 dipendenti al lavoro; è quella di Eutelia che torna a fare fatturato e a reimpiegare il personale; è quella dell’Eni che, sull’onda della “diplomazia imprenditoriale” di un ruspante Berlusconi-Ministro degli esteri, stipula contratti in Libia e Iraq per 35 anni assicurandosi partite importanti; è quella delle “missioni di sistema” di Governo e Confindustria in Brasile e Panama, che hanno permesso alle imprese italiane di sottoscrivere prelibati contratti nel continente latino.  E’ l’Italia, checchesenedica, dell’Impregilo sul raddoppio del Canale di Panama, della Geox ai vertici mondiali, dell’Edison in versione “campione nazionale” e della miriade di piccole e medie imprese che fanno del Made in Italy un cavallo di battaglia e che incorporano, ed esportano, un modello di Italia che è quello che, come si direbbe in Ciociaria, ci piace, e molto.

E’ però anche l’Italia dello Stato: di quello Stato che si permette di arrestare 304 ndranghetisti in un sol giorno, di aprire agenzie per la confisca dei beni ai mafiosi in Calabria e a Milano; di scovare 24 negozi di cinesi a Milano che riciclavano denaro della malavita del Celeste Impero. Di quello Stato che si erge a protettore di Expo 2015 e dei suoi lavori. Di quello Stato che stringe trattati internazionali con la Libia, contro le tratte internazionale di uomini e che nel frattempo si adopera per trovare alloggi, corsi di lingua e sostentamento per le migliaia di immigrati che popolano il nostro paese; è quell’Italia che chiede pulizia e legalità.

Che si rifà a Borsellino e Falcone non per convenienza elettorale, ma nei fatti. L’Italia che s’ingegna nel “Manifesto per Milano”. O ancora:  è quella  che ha il coraggio di perdere poltrone, emulamenti, potere, in nome della legalità nei partiti e nella politica. Lo Stato, e la politica, che disegna un federalismo fiscale e demaniale senza precedenti.  

E’anche l’Italia di Fini, Tremonti, Maroni, Brunetta, Gelmini, Sacconi: l’Italia di un Governo che lavora, e bene, per la soddisfazione nazionale e delle sue genti. L’Italia di un Governo che merita di governare, di finire la legislatura, di dare continuità, regole certe e perchè no, anche qualche sogno, a questo Paese martoriato dalla stampa, dai tg e dal declinismo imperante, nelle Università e nella società civile.

E’ l’Italia a cui tutti noi possiamo e dovremmo guardare perchè, se è vero che solo pochi possono raggiungere la storia, è vero anche che tutti noi possiamo invece fare qualcosa per migliorare il nostro Belpaese, e contribuire così a scrivere la storia della nostra generazione. E fino a quando l’Italia non sarà solo berluscocentrica, questo sarà certamente possibile, con idee, proposte e partecipazione.

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  1. gianluigi permalink
    16 luglio 2010 09:51

    L’Italia è davvero quella descitta da giornali, media e opinionisti?
    Una risposta che lascio a ciascuno, magari dopo una valutazione pià attenta.
    perché forse a qualcuno conviene costruire un’immagine del Paese distorta, negativa, “gossippara”, che per fortuna non rappresenta tutto il Paese nè tutto il centrodestra, che – nonostante tutto – gode del consenso democratico (e la cosa si sa dà molto fastidio a chi ha radici totalitarie…)!
    Lasciamo alla cricca di certa sinistra estrema, sostenuta dall’ex sbirro Di Pietro e Travaglio la responsabilità di demonizzare uno Stato, delle persone che si impegnano, hanno la credibilità della gente e si rifiutano di accettare la logica assurda “il paese va a rotoli; “va tutto male” che piace tanto a Di Pietro e ai Sinistri.
    Noi amiamo un’altra Italia e siamo sicuri che le difficoltà che ci sono potranno divenire sfide e nuove opportunità. Non per tutti certo: per chi avrà fiducia nel futuro e saprà accettare le sfide.
    La diplomaziia imprenditoriale del Governo è una delle note più positive, come il sostegno al Made in Italy, quello vero, delle PMI, non quello che certi personaggi “sinistri” erano abituati a sovvenzionare, con la condivisone di sindacalisti pronti a lasciare la tutela dei lavaoratori per un posto al caldo in Parlamento.
    Bisogna andare avanti e creare più condivisone, proposta e confronto.
    Milano e la Lombardia ancora una volta possono essere un laboratorio politico privilegaito, valorizzando al meglio i distretti della conoscenza, come ha ben sottolineato la Commissione Europea nelle Community Strategic Guidelines 2007-2013, mettendo al centro la nostra attrattività anche a livello di università, ricerca, eccellenza sanitaria.

    Gianluigi Frigerio

    A presto e complimenti per il sito!

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