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Sorprese sotto l’albero

20 dicembre 2011

Il Decreto Salva-Italia è quasi pronto. Licenziato dalla Camera con 402 voti a favore, 75 contrari (Lega e IdV) e 22 astenuti è approdato ieri al Senato per imboccare l’ultimo miglio.

E’ iniziata la discussione alle Commissioni Bilancio e Finanze e da oggi sono in corso le analisi sugli emendamenti. Salvo colpi di scena l’approvazione arriverà entro venerdì sera. Infiocchettata sotto l’albero di milioni di italiani.

Ecco alcuni numeri: un miliardo di euro dovrebbe essere risparmiato con l’indicizzazione delle pensioni. Undici miliardi dovrebbero entrare dal Pacchetto Casa (tributo comunale sui rifiuti e servizi) – di cui 400 milioni da reinvestire per detrazioni per nuclei con più di due figli.

453 milioni arriveranno dalle nuove, probabili, imposizioni su auto, imbarcazioni e aerei. Altri 5,9 miliardi dall’aumento delle accise sul carburante (già scattato) e 1,4 dal prelievo sullo scudo fiscale (i capitali rientrati con i precedenti scudi). Un risparmio di 1,6 miliardi proverrà, infine, da sgravi alle imprese (Irap), a partire dall’agevolazione su assunzioni di donne e giovani sotto i 35 anni.

Il Salva-Italia è una cosa seria, direbbe Rino Gaetano nel mitico pezzo Nuntereggae più. Vale 30 miliardi di euro e si somma alle manovre del Governo precedente per un totale di 100 miliardi di prelievo in 4 mesi. Una batosta.

Come seria è la preoccupazione della gente. In special modo per quei lavoratori ‘in odore’ di pensione. A calare su di loro è la scure dell’articolo 24. Nove pagine che modificano il profondo del sistema pensionistico italiano. Nove pagine in cui si rivedono i princìpi di previdenza e si ritoccano requisiti per la pensione, dal metodo retributivo a quello contributivo pro-rata (il retributivo dava molto di più di quanto un lavoratore avesse versato nella sua carriera).

Lo stop alle indicizzazioni alle pensioni poi, crea qualche difficoltà insieme al fardello record della previdenza, che porta il rapporto pensioni/Pil fra i più alti del mondo. L’età di pensionamento delle donne viene alzata a 62 anni (a 63 e sei mesi per le autonome). L’equiparazione dell’età delle donne a quella degli uomini (66 anni per i dipendenti, sei mesi in più per gli autonomi) avverrà entro il 2018, sempre tenendo conto della variazione della speranza di vita. Nel frattempo, dai 62 ai 70 vigerà il pensionamento flessibile, con applicazione dei relativi coefficienti di trasformazione calcolati fino a 70 anni.

L’accesso anticipato alla pensione continua ad essere consentito, ma con un’anzianità di 42 anni e un mese per gli uomini e di 41 anni e un mese per le donne, requisiti anch’essi indicizzati alla longevità. Si prevedono penalizzazioni (2% per ogni anno di anticipo rispetto a 62 anni) sulla quota retributiva dell’importo della pensione, tali da costituire un effettivo disincentivo al pensionamento anticipato rispetto a quello di vecchiaia.

Vengono infine aboliti i privilegi ancora esistenti, attraverso l’introduzione temporanea di un contributo di solidarietà per i pensionati e gli attivi che sono ancora avvantaggiati da precedenti regole di maggior favore, come i fondi speciali Inps, elettrici, telefonici, piloti e hostess.

Nove pagine, dunque, su cui la Lega Nord è pronta a dare battaglia, dentro e fuori il Palazzo. In Aula, dove l’alleato (o ex) Berlusconi può ancora bloccare l’approvazione (nonostante i moniti di Alfano). Al Senato, dove cresce il malumore di buona parte del PD (area Cgil) che potrebbe legarsi a Lega, Idv e parte del PdL (area socialista) creando un asse trasversale che induca un cambio di marcia, scorpori la struttura dell’articolo 24 e tuteli i lavoratori onesti, precoci e anziani. Fuori dall’Aula, dove la Lega ha esigenza di dare fiato alla base e dove Berlusconi deve assecondarla per difendere le alleanze territoriali che gli han permesso il grande balzo degli ultimi anni.

“Bla, bla, bla”. Fantapolitica. I senatori non avranno alcuna influenza sul testo di legge. Tutti d’accordo (Lega a parte). Tutti in silenzio (Camusso a parte). Schifani soffia e rinvigorisce il focolare mentre noi, i nostri padri e gran parte degli operai prossimi alla pensione, sabato ci alzeremo con un sacco di regali in più. E sicuramente non sarà per festeggiare la vigilia.

Articolo pubblicato su www.rivoluzione-liberale.it

Un Commento Lascia un →
  1. Anonimo permalink
    20 dicembre 2011 15:36

    •anche stavolta pare che Lavoratori precoci: “chi ha iniziato a lavorare prima dei 19 anni avrà garantito un regime agevolato (da definire con le parti sociali).
    i.n.p.s – siano riconosciuti per precoci solo quelli del 51-52 i diritti vanno a farsi fottere …e’ solo una ulteriore constatazione ,,..
    un precoce del 57.

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