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Caso Edison, ultima fermata

4 gennaio 2012

La partita finanziaria dell’anno, quella per il riassetto societario di Edison, la società energetica milanese o meglio il terzo polo energetico nazionale conteso da più di un anno tra i francesi di EdF e gli italiani di A2a e Iren, ha preso definitivamente la sua forma.

L’esito non era scontato. In special modo dopo i ‘braccio di ferro Tremonti-Quadrino (ex Ad Edison)-Romani e i transalpini Proglio (Ad EdF) - Sarkozy, che da oltre un anno tenevano in scacco gli accordi parasindacali italo-francesi, la finanza internazionale, i valutatori del mercato e il management meneghino.

Alcune indiscrezioni le aveva fatte trapelare Il Giornale – nella sua versione on line – già la sera del 26 dicembre. Ma con il nuovo anno, il sogno di un guizzo italiano sull’impresa milanese è svanito nel nulla, con buona pace per i nostalgici dei campioni industriali nazionali: a Edf, il monopolista francese dell’energia, già a Milano dall’immediato post-Montedison (1994), andrà l’80% di Edison, frutto del 50% già in mano alla società parigina cui si aggiungerà il 30% ceduto da Delmi, la società delle maxi-utility di Milano, Brescia e Torino. Tornerà invece totalmente italiana la Edipower, la controllata di Edison e Edf (70%) che altro non è che la società di generazione elettrica proprietaria di diverse centrali di produzione, venduta dall’Enel a Edison nel 2002, dopo la privatizzazione del mercato energetico.

Per Edipower gli italiani sborseranno 800 milioni di euro e potranno così creare il secondo produttore nazionale di energia elettrica. Rinunciando però di fatto al mercato del gas, vero asset redditizio per il mercato manifatturiero nel Nordovest, che rimarrà solido in mano francese.

L’operazione su Edison prevede però una ’Fase 2′ che si svilupperà nelle prossime settimane. I transalpini dovranno lanciare un‘Opa sul restante 20% di Edison, nella speranza (loro) che la Consob non imponga un prezzo superiore a 0,84 euro per azione (condizione indispensabile affinché l’accordo sia valido). A quel punto Sarkozy & Co. si piazzeranno, a buon diritto, ai piani alti di Foro Bonaparte e da lì daranno scacco al mercato italiano, in caduta libera sul versante finanziario e in crisi di liquidità per lo sviluppo interno.

Un anno di tira e molla, dunque, tra levate di scudi e prese di posizione. Tra i francesi desiderosi di entrare nelle case degli italiani e gli italiani chiusi a “’testuggine’ per difendere il fortino milanese.

A Edipower e all’Italia resterà il compito di produrre energia elettrica attraverso la  combustione, le tecnologie idrauliche/meccaniche e lo sviluppo delle biomasse, in un mercato già presidiato da Enel. A Edf – pardon Edison – quello di distribuirla al dettaglio nelle case e negli stabilimenti delle fabbriche lombarde, erogando quel servizio altamente vitale sia per l’economia locale che per la quotidianità di migliaia di famiglie e imprese.

Poteva andarci peggio? Sicuramente. Ma chi sarà il campione, direbbe Francesco De Gregori, già si capisce.

Articolo pubblicato su www.rivoluzione-liberale.it

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