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	<title>Vocifero &#187; Informazione</title>
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		<title>Vocifero &#187; Informazione</title>
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		<title>Caso Edison, ultima fermata</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 12:58:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William C.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[La partita finanziaria dell’anno, quella per il riassetto societario di Edison, la società energetica milanese o meglio il terzo polo energetico nazionale conteso da più di un anno tra i francesi di EdF e gli italiani di A2a e Iren, ha preso definitivamente la sua forma. L’esito non era scontato. In special modo dopo i [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1393&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">La partita finanziaria dell’anno, quella per il <strong>riassetto societario di Edison</strong>, la società energetica milanese o meglio il terzo polo energetico nazionale conteso da più di un anno tra i francesi di EdF e gli italiani di A2a e Iren, ha preso definitivamente la sua forma.</p>
<p style="text-align:justify;">L’esito non era scontato. In special modo dopo i ‘braccio di ferro Tremonti-Quadrino (ex Ad Edison)-Romani e i transalpini Proglio (Ad EdF) - Sarkozy, che da oltre un anno tenevano in scacco gli accordi parasindacali italo-francesi, la finanza internazionale, i valutatori del mercato e il <em>management</em> meneghino.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1393"></span>Alcune indiscrezioni le aveva fatte trapelare Il Giornale – nella sua versione <em>on line</em> &#8211; già la sera del 26 dicembre. Ma con il nuovo anno, il sogno di un guizzo italiano sull’impresa milanese è svanito nel nulla, con buona pace per i nostalgici dei campioni industriali nazionali: <strong>a Edf</strong>, il monopolista francese dell’energia, già a Milano dall’immediato post-Montedison (1994), <strong>andrà l’80% di Edison</strong>, frutto del 50% già in mano alla società parigina cui si aggiungerà il 30% ceduto da Delmi, la società delle <em>maxi-utility</em> di Milano, Brescia e Torino. <strong>Tornerà invece totalmente italiana la Edipower</strong>, la controllata di Edison e Edf (70%) che altro non è che la società di generazione elettrica proprietaria di diverse centrali di produzione, venduta dall’Enel a Edison nel 2002, dopo la privatizzazione del mercato energetico.</p>
<p style="text-align:justify;">Per Edipower gli italiani sborseranno 800 milioni di euro e potranno così creare il secondo produttore nazionale di energia elettrica. Rinunciando però di fatto al mercato del gas, vero <em>asset</em> redditizio per il mercato manifatturiero nel Nordovest, che rimarrà solido in mano francese.<img class="alignright" src="http://www.infoannunci.com/infoannunci.com/imagesusr/215387_535215.jpg" alt="" width="343" height="230" /></p>
<p style="text-align:justify;">L’operazione su Edison prevede però una ’Fase 2′ che si svilupperà nelle prossime settimane. I transalpini dovranno lanciare un‘Opa sul restante 20% di Edison, nella speranza (loro) che la Consob non imponga un prezzo superiore a 0,84 euro per azione (condizione indispensabile affinché l’accordo sia valido). A quel punto Sarkozy &amp; Co. si piazzeranno, a buon diritto, ai piani alti di Foro Bonaparte e da lì daranno scacco al mercato italiano, in caduta libera sul versante finanziario e in crisi di liquidità per lo sviluppo interno.</p>
<p style="text-align:justify;">Un anno di tira e molla, dunque, tra levate di scudi e prese di posizione. Tra i francesi desiderosi di entrare nelle case degli italiani e gli italiani chiusi a “’testuggine’ per difendere il fortino milanese.</p>
<p style="text-align:justify;">A Edipower e <strong>all’Italia resterà il compito di produrre energia elettr</strong>ica attraverso la  combustione, le tecnologie idrauliche/meccaniche e lo sviluppo delle biomasse, in un mercato già presidiato da Enel. A Edf &#8211; <em>pardon</em> Edison &#8211; quello di distribuirla al dettaglio nelle case e negli stabilimenti delle fabbriche lombarde, erogando quel servizio altamente vitale sia per l’economia locale che per la quotidianità di migliaia di famiglie e imprese.</p>
<p style="text-align:justify;">Poteva andarci peggio? Sicuramente. Ma <em>chi sarà il campione</em>, direbbe Francesco De Gregori, <em>già si capisce</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Articolo pubblicato su <a href="http://www.rivoluzione-liberale.it">www.rivoluzione-liberale.it</a></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vocifero.wordpress.com/1393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vocifero.wordpress.com/1393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vocifero.wordpress.com/1393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vocifero.wordpress.com/1393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vocifero.wordpress.com/1393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vocifero.wordpress.com/1393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vocifero.wordpress.com/1393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vocifero.wordpress.com/1393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vocifero.wordpress.com/1393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vocifero.wordpress.com/1393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vocifero.wordpress.com/1393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vocifero.wordpress.com/1393/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vocifero.wordpress.com/1393/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vocifero.wordpress.com/1393/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1393&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Vento d&#8217;oltralpe sulla madonnina</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:52:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William C.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Se dovessimo usare una parola per riassumere la questione del riassetto di Edison “trambusto” sarebbe certamente la più azzeccata. Il gruppo energetico milanese, infatti, sembra proprio non poter uscire dalle beghe di quartiere che oppongono i big del capitalismo meneghino a quelli del’industria francese. Una storia gloriosa quella di Edison che inizia nella Milano industriale ottocentesca e si [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1316&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Se dovessimo usare una parola per riassumere la questione del riassetto di Edison “trambusto” sarebbe certamente la più azzeccata. Il gruppo energetico milanese, infatti, sembra proprio non poter uscire dalle beghe di quartiere che oppongono i <em>big </em>del capitalismo meneghino a quelli del’industria francese.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1316"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Una storia gloriosa quella di Edison che inizia nella Milano industriale ottocentesca e si dipana per tutto il XX secolo in un’Italia in continuo mutamento. Attraversa i periodi più significativi della città e del Paese: dal boom economico dei ‘50 alla crisi petrolifera del ’73, dagli anni del craxismo milanese a quelli di Tangentopoli, dal lapidare 2001 (anno dello scioglimento della holding Montedison) alla ripresa degli ultimi anni del 2000. <img class="alignright" src="http://pics.adoos.it/cbafecea513b2cd54155ec8cfd87b191-1-3-edison-energia-spa-amministrazione-pubblica-rif-bp.jpg" alt="" width="240" height="192" /></p>
<p style="text-align:justify;">Un patrimonio di 120 anni di storia industriale e un pacchetto di 33 impianti idroelettrici, 18 eolici e 29 centrali termoelettriche in esercizio in tutta Italia.</p>
<p style="text-align:justify;">Edison è controllata oggi al 61% da una holding, la Transalpina di Energia formata da Edf (colosso francese dell’energia) e da una cordata di municipalizzate Milano-Brescia-Torino-Genova (DELMI) governata da A2A (socio di riferimento e multi utility milanese con partenariato Milano-Brescia) in un meccanismo finanziario detto “delle scatole cinesi”. I francesi hanno inoltre un 19% in proprio e con il pacco di maggioranza hanno dichiarato scacco al gruppo meneghino e aperto di fatto la scalata all’intero parco industriale di Edison, ancora oggi, senza dubbio, il secondo fornitore di energia in Italia rispettivamente dopo Enel nell’elettrico ed Eni nel gas.</p>
<p style="text-align:justify;">Dopo il cambio della guardia del marzo scorso quando i soci d’oltralpe hanno chiesto e ottenuto la testa di Umberto Quadrino (ex Ad Edison) per piazzare il proprio uomo di fiducia, Bruno Lascoeur (uno dei tre vicepresidenti di Edf), i cugini hanno di fatto sparigliato le carte e puntato la fish sui piani alti di Foro Bonaparte.</p>
<p style="text-align:justify;">Da almeno 10 anni, infatti, i francesi detengono il pacchetto di maggioranza di Edison (rilevato dagli Agnelli). Ma il veto del governo italiano ne ha sempre bloccato l’effettivo utilizzo: prima congelando i diritti di voto di Edf, poi imponendo un’alleanza con le utility italiane guidate da A2A.</p>
<p style="text-align:justify;">Nei giochi di potere si è inserito lo scorso marzo anche il Ministro Tremonti che attraverso il cosiddetto Salva-imprese e il nuovo corso della Cassa Depositi e Prestiti ha tentato di arginare le tentazioni politiche e commerciali dei francesi sui bocconi italiani. Poco di fatto, però, la situazione si è solo traslata.</p>
<p style="text-align:justify;">E come se non bastasse la settimana scorsa Fitch, una delle più acclamate agenzie di rating internazionale, è piovuta come un fulmine abbassando la valutazione dei titoli Edison da un BBB a un BBB-. Una svalutazione che i francesi aspettavano con ansia, proprio per il fatto che questo permette loro di risparmiare qualche milione nella prossima Opa che lanceranno sul gruppo milanese tra non meno di 30 giorni. Quella che rileverà il pacchetto di controllo di Edison e che non permetterà possibilità alcuni di veti o controveti.</p>
<p style="text-align:justify;">L’unico escamotage per evitare l’acquisto francese di Edison è quello di presentare loro un’offerta irrinunciabile che ripaghi gli investimenti fatti finora e che potenzi il gruppo francese Edf con, ad esempio, la concessione proprietaria di parte del parco centrali (Edipower) e della dotazione tecnologica in capo ad Edison.</p>
<p style="text-align:justify;">Un’offerta irrinunciabile, dunque, che il Presidente di A2A Giuliano Zuccoli ha presentato al board di Edison ed A2A non più di 2 settimane fa (il cosiddetto Piano Zuccoli), oggetto anche del colloquio tra il Ministro Romani e il Presidente di Edf, Henry Proglio, lo scorso 23 settembre, ma che pare non abbia riscosso grande successo.</p>
<p style="text-align:justify;">Piano infatti che non convince né i francesi, né il Comune di Milano (azionista di A2A) e che sembra non piacere persino agli altri soci di Edison.</p>
<p style="text-align:justify;">La partita però è ancora calda e mentre a Foro Bonaparte si scervellano per trovare l’<em>ultima ratio </em>per mantenere Edison a Milano i francesi sono chiusi camera stagna. Il tempo è tiranno ed entro il 30 ottobre, giorno di scadenza della proroga dei patti di sindacato Edison, i giochi dovranno essere chiusi e i francesi convinti a desistere. Il destino altrimenti sarà uno solo: il vento nuovo del gruppo meneghino, destinato ad ingrossarsi per i corsi della tempesta, sarà orientato a soffiare su un’altra bandiera. Chiaramente non la nostra.</p>
<p style="text-align:justify;">Articolo pubblicato su: www.rivoluzione-liberale.it</p>
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		<title>Fiat e Toyota: questione di numeri</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Sep 2011 10:26:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William C.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<description><![CDATA[Toyota Motor Corporation, la più grande multinazionale automobilistica del mondo. Più forte del colosso americano General Motors (Cadillac, Chevrolet, Daewoo e Opel, 209 mila dipendenti, 8,5 mln di veicoli nel 2009), più potente del panzer tedesco Volkswagen. Nonostante il terremoto, nonostante le congiunture internazionali. In quest’occasione Toyota è considerata il primo campione di analisi del [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1249&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Toyota Motor Corporation, la più grande multinazionale automobilistica del mondo. Più forte del colosso americano General Motors (Cadillac, Chevrolet, Daewoo e Opel, 209 mila dipendenti, 8,5 mln di veicoli nel 2009), più potente del panzer tedesco Volkswagen. Nonostante il terremoto, nonostante le congiunture internazionali.</p>
<p style="text-align:justify;"><span id="more-1249"></span>In quest’occasione Toyota è considerata il primo campione di analisi del dossier estivo dedicato all’automotive che, a partire da oggi, ci accompagnerà nello studio del settore automobilistico nel mercato internazionale. Nelle 4 puntate che seguiranno, il <img class="alignright" src="http://www.trasportando.com/wp-content/uploads/2011/05/definanzas_com_wp-content_uploads_toyota.jpg" alt="" width="240" height="185" />dossier si occuperà inizialmente dei più importanti indicatori economici e delle strategie delle principali case automobilistiche mondiali. In secondo luogo cercherà, di volta in volta, di raffrontare i gruppi analizzati con la casa Fiat, con l’obiettivo di far emergere, per quanto possibile, differenze commerciali, potenzialità e debolezze, coesioni politiche, di vendita e di strategia.</p>
<p style="text-align:justify;">Toyota Group dunque, la casa giapponese nota ai mercati per la filosofia “<em>nel mondo l’uomo e l’auto devono poter convivere in armonia</em>” e per l’immagine di sicurezza e affidabilità che ha saputo diffondere attraverso campagne mondiali di marketing (poco invasive e molto sensibilizzanti) che le permettono oggi di immatricolare dagli 8 ai 9 milioni di veicoli l’anno. Ha sedotto i mercati europei con i modelli iQ, Aygo, Yaris, Rav4, Prius, quest’ultima spesso venduta <em>a mo’-di-taxi</em> nelle principali città italiane. Affida il proprio business italiano ad una rete commerciale efficiente e capillare sul territorio.</p>
<p style="text-align:justify;">Secondo i dati della Unrae (Unione Nazionale Rappresentati Autoveicoli Esteri) nei primi 6 mesi del 2011, in Europa, il gruppo giapponese ha immatricolato 284 mila veicoli (il 4% del mercato) in lieve decrescita rispetto alle 313 mila dello stesso periodo del 2010 (4,2%). La tendenza potrebbe però migliorare per il secondo semestre 2011, quando le vendite dovrebbero essere sostenute dall’arrivo della nuova Yaris, modello che sembra avere le armi a disposizione per rivaleggiare con le avversarie europee del segmento B (utilitarie, a vocazione cittadina come Grande Punto, Mito, Fiesta, Clio, Peugeot 207 o Opel Corsa) mentre nel 2012 esordirà con la variante ibrida. Proprio in questa direzione (motore ibrido) si concentrano i gli investimenti R&amp;S del marchio<br />
giapponese, ancora una volta leader nella realizzazione delle aspettative di trasporto, sempre più <em>green</em>, dei consumatori del Vecchio Continente e di quelli del Nord America. In questo modo, Toyota, si pone in condizione di intercettare ampi segmenti di consumo dei mercati occidentali che, spinti da campagne e da politiche inter-comunitarie ambientaliste sempre più stringenti,<br />
vedono nel motore ibrido l’inizio di una nuova era del trasporto automobilistico.</p>
<p style="text-align:justify;">Alle performance del brand Toyota in Italia ed Europa, si uniscono poi i dati fatti registrare da Lexus, che con un +31% rispetto all’anno scorso, chiude quella che può essere definita una vera e propria rinascita del marchio, nonostante le difficoltà e il terremoto dello scorso marzo.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel mercato italiano, invece, che nel 2010 ha immatricolato circa 2 milioni  di veicoli e che nei primi 6 mesi del 2011 ne ha partoriti 1.165.396, la Toyota detiene il 4% del volume vendite (in crescita rispetto al 2010, 3,8%). Fiat nello stesso periodo, nel Belpaese, detiene il 20,86% del mercato (in flessione rispetto al 23,95% dell’anno precedente).</p>
<p style="text-align:justify;">Avanzano i gruppi stranieri nel <em>mercato scialuppa</em> del gruppo torinese. Questo è certificato anche dalla stessa Unrae che vede nei <img class="alignleft" src="http://www.galleriauto.it/immagini/schede/marche/fiat24.jpg" alt="" width="240" height="241" />primi 6 mesi del 2011, su un totale di 1.012.802 auto immatricolate, circa il 71% battere bandiera internazionale (714 mila) mentre i marchi italiani Fiat e Lancia raggiungere non più del 29,5% delle vendite.</p>
<p style="text-align:justify;">Emerge dunque una debolezza strutturale per il gruppo Fiat, in rapporto al colosso giapponese, che può rilevarsi fatale se non intercettata e convertita dal nuovo Board italo-americano varato da Marchionne nel Cda di Belo Horizonte dello scorso 25 luglio.</p>
<p style="text-align:justify;">Rivedere perciò la campagna di marketing internazionale di Fiat può essere interessante per incrementare le quote di mercato della Real casa in Italia, in Nord America e nei mercati inesplorati dell’Est Asiatico. In attesa dei risultati provenienti da Detroit e dal consuntivo annuale che ci darà i numeri delle vendite della 500 e dell’Alfa Mito e Giulietta e degli altri marchi italiani sui mercati statunitensi (in aggiunta a quelli di Freemont in Italia) è forse interessante pensare di Fiat come una casa che abbandona la campagna nazional-passionale e un po’ campanilistica della “<em>Fiat appartiene a tutti noi”</em> (pubblicità passata in tv per diversi mesi) e che si concentra su una politica più marcatamente ambientale e che diffonde nuove modalità e nuove tecnologie ingegneristiche a supporto dell’automotive (come fu, tra l’altro, con l’invenzione del motore multijet). Pensare di “aggredire” con più forza i mercati asiatici – dove la crescita di Cina, India e dei paesi del triangolo Cambogia, Laos e Vietnam sta spingendo nuove consapevolezze di mobilità e trasporto e dove montano le aspettative di larghi bacini di <em>new costumers – </em>potrebbe essere uno dei compiti più importanti cui la struttura MOPAR della Nuova Fiat (che contiene in sé la gestione dei  quattro gruppi regionali per<br />
produzione e vendita di automobili) dovrebbe far fronte a partire dal 25 luglio scorso.</p>
<p style="text-align:justify;">Il faro è sempre quello, Toyota o General Motors. Incrementare il numero degli autoveicoli prodotti e venduti, competere con i grandi gruppi internazionali e cambiare politica di comunicazione non sarà semplice, ma la Nuova Fiat nasce proprio dal Brasile e con una nuova veste internazionale.<br />
Quando il gioco si fa duro, i duri dovrebbero iniziare a giocare.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p>(articolo pubblicato sul webmagazine <a href="http://www.rivoluzione-liberale.it/">www.rivoluzione-liberale.it</a>)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vocifero.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vocifero.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vocifero.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vocifero.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vocifero.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vocifero.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vocifero.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vocifero.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vocifero.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vocifero.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vocifero.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vocifero.wordpress.com/1249/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vocifero.wordpress.com/1249/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vocifero.wordpress.com/1249/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1249&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>UNA DESTRA LIBERTARIA? Parole in libertà per una tmesi culturale e politica</title>
		<link>http://vocifero.it/2011/07/12/una-destra-libertaria-parole-in-liberta-per-una-tmesi-culturale-e-politica/</link>
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		<pubDate>Tue, 12 Jul 2011 08:54:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William C.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[destra finiana]]></category>
		<category><![CDATA[Destra Libertaria]]></category>
		<category><![CDATA[Fini]]></category>

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		<description><![CDATA[contributo a cura di Renzo Igno, prossimo redattore di Vocifero.it. Si pone ancora una volta una semplificazione del pensiero in nome del persistere di uno status quo, che solo a parole tenta di stravolgere la propria natura di privilegio. In un articolo apparso su Repubblica il 2 dicembre 2009, Simonetta Fiori, alla luce del nuovo corso [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1200&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>contributo a cura di <em><strong>Renzo Igno</strong>, </em>prossimo redattore di Vocifero.it.</p>
<p>Si pone ancora una volta una semplificazione del pensiero in nome del persistere di uno <em>status quo</em>, che solo a parole tenta di stravolgere la propria natura di privilegio.</p>
<p>In un articolo apparso su <em>Repubblica </em>il 2 dicembre 2009, <em>Simonetta Fiori</em>, alla luce del nuovo corso culturalmente trasversale intrapreso con la fondazione Farefuturo,<span id="more-1200"></span> ha definito la Destra finiana, come «libertaria e non autoritaria, riformatrice non conservatrice, democratica e non populista», che tra gli altri «adotta Camus tra i propri Lari».</p>
<p>A fronte della totale opposizione che di fatto intrattiene con “autoritario”, il binomio grammaticale che lega <em>Destra</em> a <em>libertario</em> è culturalmente azzeccato, ma forse ai più potrebbe sfuggire una particolarità di fondo, che delimita il concetto di libertà in esso contenuto e ci riporta innanzi tutto al campo politico: il termine libertario, infatti, ha la sua matrice in una idea prettamente anti-statale, egualitaria che si vuole <em>anarco-socialista</em> in Europa e <em>liberista</em>, in senso economico classico, nei paesi anglosassoni.</p>
<p>Se quindi è lecito definire libertaria la <em>destra federalista americana</em>, non sarebbe altrettanto appropriato farlo per la Lega nostrana, in quanto, per apertura culturale, il libertario europeo crede in tutto quello che questa nega – l&#8217;esempio di Albert Camus valga per antonomasia.</p>
<p>Da qui l&#8217;ossimoro sfociato dai due termini: l&#8217;impossibilità di poter scindere l&#8217;aspetto culturale da quello politico.</p>
<p>Nate in seno alle grandi rivoluzioni economiche iniziate a metà del &#8217;700, e assurte a modelli ideologico-economici con la creazione degli Stati nazionali <img class="alignleft" src="http://www.futureofthebook.org/blog/archives/scrabrrrrraanng.low.jpg" alt="" width="166" height="236" />moderni, la Destra, come la Sinistra, hanno rappresentato fino alla caduta del Muro i paletti culturali, le barriere dei rapporti personali che ora si vedono incrinate e quasi sfocianti l&#8217;uno nell&#8217;altro – una dimostrazione ne è stata la lettura dei rispettivi valori di Bersani e Fini a <em>“Vieni via con me”</em>.</p>
<p> Dato comunque atto al merito della fondazione <strong>Farefuturo </strong>per una notevole apertura nei confronti di autori anticonformisti o considerati prima “nemici”, fonte di grande intelligenza storica e non solo frutto di abile calcolo politico, sembra evidente che questa definizione data dalla giornalista “<em>non ci azzecca niente” </em>e, anzi, denota una forte carica demagogica, considerando il potere diretto che ha il cittadino italiano di fronte alle dinamiche della <em>Res publica</em></p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vocifero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vocifero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vocifero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vocifero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vocifero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vocifero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vocifero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vocifero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vocifero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vocifero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vocifero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vocifero.wordpress.com/1200/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vocifero.wordpress.com/1200/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vocifero.wordpress.com/1200/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1200&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>La Val di Susa come&#8230;Kabul</title>
		<link>http://vocifero.it/2011/07/07/la-val-di-susa-come-kabul/</link>
		<comments>http://vocifero.it/2011/07/07/la-val-di-susa-come-kabul/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2011 15:55:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Rebuzzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[No Tav]]></category>
		<category><![CDATA[Susa]]></category>
		<category><![CDATA[TAV]]></category>

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		<description><![CDATA[di Alessandro Ghezzi E&#8217; questo il titolo di un articolo apparso recentemente in rete e firmato Beppe Grillo. Una simile affermazione rappresenta non solo un&#8217;enorme assurdità, ma anche un insulto a tutti i nostri militari impegnati in quella terra desolata e falcidiata dal terrorismo. La vicenda piemontese è, per ovvie ragioni, profondamente differente e, per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1168&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>di Alessandro Ghezzi</em></p>
<p>E&#8217; questo il titolo di un articolo apparso recentemente in rete e firmato Beppe Grillo.</p>
<p>Una simile affermazione rappresenta non solo un&#8217;enorme assurdità, ma anche un insulto a tutti i nostri militari impegnati in quella terra desolata e falcidiata dal terrorismo.<span id="more-1168"></span></p>
<p>La vicenda piemontese è, per ovvie ragioni, profondamente differente e, per la sua analisi, necessita un&#8217;onestà intellettuale che, purtroppo, in Italia non tutti hanno.</p>
<div id="attachment_1176" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://vocifero.files.wordpress.com/2011/07/scontri_val_susa3.jpg"><img class="size-full wp-image-1176" title="scontri_val_susa" src="http://vocifero.files.wordpress.com/2011/07/scontri_val_susa3.jpg?w=600" alt="Scontri in Val Susa"   /></a><p class="wp-caption-text">Scontri in Val Susa</p></div>
<p>La TAV rappresenta sia l&#8217;anello di congiunzione tra il nostro Paese e l&#8217;Europa, sia un percorso alternativo volto alla diminuzione del quantitativo totale di merci circolante sulle strade del continente. Proprio per quest&#8217;ultimo motivo, in un&#8217;ottica di riduzione  dell&#8217;inquinamento globale, in alternativa al trasporto su gomma, deve  essere considerata da tutti come un&#8217;opera assolutamente necessaria. E&#8217; l&#8217;Europa che ce lo chiede. Da soli, sicuramente, non riusciremmo mai a portare a termine un&#8217;operazione del genere, <a title="Il partito del No in Italia" href="http://www.ilgiornale.it/interni/in_italia_ce_regime_quello_signorno/03-07-2011/articolo-id=532820-page=0-comments=1">il partito del No in Italia avrebbe vinto un&#8217;altra volta</a>.</p>
<p>Purtroppo, però, domenica abbiamo dovuto assistere a violenti scontri tra le forze dell&#8217;ordine e quei gruppi organizzati di persone che credono di  imporre le proprie idee tramite l&#8217;utilizzo della violenza. Concetto profondamente sbagliato, soprattutto in un paese democratico come il nostro, in cui ognuno è libero di manifestare il proprio pensiero.</p>
<p> Ci sono stati più di 200 feriti tra polizia, carabinieri e manifestanti; nonostante ciò qualcuno, dall&#8217;alto di un palchetto improvvisato, continuava ad aizzare la folla, giungendo, perfino, a definire <a title="Beppe Grillo: Eroi in Val Susa" href="http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/227891">eroi coloro che, a pochi metri di distanza, maneggiavano pietre, sassi e vari oggetti che non caratterizzano il kit del pacifista</a>.</p>
<p>Nonostante, durante il pomeriggio di lunedì, la persona in questione abbia smentito, o rettificato (non si è ben capito), la portata delle sue dichiarazioni tale atteggiamento è stato assolutamente fuori luogo. In una situazione difficile e di tensione, il ruolo dei personaggi pubblici è quello di placare gli animi, non il contrario. </p>
<p>Ciò che stupisce maggiormente, comunque, resta il fatto che, ogni qual volta si presenta l’opportunità, certe bande di teppisti non perdono l&#8217;occasione per seminare panico e violenza: è accaduto prima a Genova, poi a Milano,  infine nella valle piemontese di Susa.</p>
<p>L&#8217;Italia è un paese democratico ma troppo permissivo; chiunque può esprimere la propria opinione e manifestarla liberamente, ma tutto questo deve rientrare non solo nei canoni del buon senso ma soprattutto della civiltà. Fino a quando questi atti, tanto gravi quanto stupidi, continueranno a essere difesi in nome  di una ferrea opposizione al governo centrale, ci troveremo, ogni volta,costretti a vedere lo stesso “film”.</p>
<p>E&#8217; necessario, in certe occasioni, un comportamento più duro da parte delle forze dell&#8217;ordine, come avviene in molti altri paesi, senza badare alla critiche provenienti dall&#8217;opinione pubblica, dai media e dai politici. Esiste una differenza enorme tra  il restare comodamente dietro una scrivania, scrivendo articoli pungenti basati su un falso moralismo, e, invece, il combattere in prima linea  rischiando la vita per portare a casa uno stipendio irrisorio, come sono obbligati a fare tutti coloro che indossano una divisa.</p>
<p>Purtroppo però, l&#8217;Italia è il paese in cui tutto è concesso e in cui chiunque si può sentire libero di agire a proprio piacimento, convinto dell&#8217;impunità finale. Questo deve finire, una volta per tutte; non possiamo continuamente santificare un black  bloc e demonizzare il poliziotto che tenta di fermarlo. Nel nostro amato paese, quando muore un manifestante assistiamo a dibattiti politici per mesi e mesi, mentre, al contrario, se nella stessa situazione perde la vita un agente di polizia, il tutto cade nel dimenticatoio dopo qualche giorno ed il responsabile ritorna a maneggiare spranghe e pietre alla prima occasione utile: oltre al danno, anche la beffa.</p>
<p>E&#8217; necessaria una ferrea condanna da parte  di tutti i personaggi pubblici, politici e non. E’ altrettanto importante, come auspicato dal Ministro dell’Interno, sia che i colpevoli siano assicurati alla giustizia  sia che  quest’ultima faccia il proprio corso sino alla fine.</p>
<p>Le fondamenta di tutto questo breve pensiero consistono in un cambiamento di mentalità del popolo italiano:  è indispensabile  maturare una maggiore fiducia nei confronti del cambiamento, la volontà di accettare decisioni “penalizzanti”, nei confronti della propria terra, per il bene comune, ma soprattutto la capacità di esprimere il proprio dissenso in maniera democratica, pacata, civile e intelligente.  Il cervello è ciò che distingue l’uomo dall’animale.</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vocifero.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vocifero.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vocifero.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vocifero.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vocifero.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vocifero.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vocifero.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vocifero.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vocifero.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vocifero.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vocifero.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vocifero.wordpress.com/1168/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vocifero.wordpress.com/1168/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vocifero.wordpress.com/1168/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1168&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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	</item>
		<item>
		<title>Lingotto e l&#8217;indotto&#8230;</title>
		<link>http://vocifero.it/2011/07/05/lingotto-e-lindotto/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 18:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William C.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat e l'indotto]]></category>

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		<description><![CDATA[Dal 25 maggio scorso, data in cui abbiamo iniziato ad occuparci delle ricadute economiche del trasloco di Fiat, sull’indotto dell’automotive, qualcosa nell’universo automobilistico italiano si è mosso. Gi intenti del Lingotto, però, sono rimasti chiari almeno quanto lo erano allora: immatricolare almeno 2 milioni di autovetture, per competere con i colossi da milioni di auto [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1159&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Dal 25 maggio scorso, data in cui abbiamo iniziato ad occuparci delle ricadute economiche del trasloco di Fiat, sull’indotto dell’automotive, qualcosa nell’universo automobilistico italiano si è mosso.</p>
<p style="text-align:justify;">Gi intenti del Lingotto, però, sono rimasti chiari almeno quanto lo erano allora: immatricolare almeno 2 milioni di autovetture, per competere con i colossi da milioni<span id="more-1159"></span> di auto l’anno (Volkswagen, Audi, Bmw); realizzare il progetto Fabbrica Italia; uscire morbidamente da Confindustria (come gruppo e non solo come singole newco); rivedere sistemicamente il rapporto con i lavoratori negli stabilimenti, per aumentare la produttività/ora/lavoratore e creare più  prodotti, in minor tempo, di migliore qualità; riformare il concetto di relazioni industriali, sull’onda dei referendum di Melfi, Pomigliano, Mirafiori e Bertone. Operazione quest’ultima che le permetterebbe di legare il concetto di produttività/lavoratore al singolo stabilimento, condividendo con la base lavoro una maggior propensione al prodotto e una miglior partecipazione alla vita delle vendite.</p>
<p style="text-align:justify;">Dal 25 maggio ad oggi, dunque, nella galassia auto, qualcosa è cambiato.</p>
<p style="text-align:justify;">Continua lo <em>shopping</em> di Fiat negli States. Il gruppo è salito al 52% del capitale di Chrysler. Tratta con il Canada per la cessione del pacchetto azionario dell’1,7% chiuso nei fortini nordamericani e ha rimborsato, <em>switchando</em> su una cordata di banche corse in soccorso (tra cui Intesa Sanpaolo), il prestito da 7,6 mld di dollari che i governi di Washinghton e Ottawa avevano elargito al gruppo di Detroit, nel 2009, per sopravvivere ai postumi della crisi sub-prime.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel frattempo, Fiat ha firmato un contratto di sponsorship pluriennale (al 2014) con la Nazionale Italiana di Calcio, legandosi a doppio filo sia con l’universo politico del pallone sia con il sentimento patriottico degli italiani, ritagliando e consolidando una piccola fetta di consenso nazionale.</p>
<p style="text-align:justify;">La sede legale, in tutto ciò, è rimasta a Torino.</p>
<p style="text-align:justify;">L’analisi delle ricadute economiche che il possibile trasferimento della sede dell’azienda negli Usa provocherebbe sul sistema Italia può partire, qui e a questo punto, almeno da una considerazione di fondo, per poi analizzarne le altre in successivi approfondimenti: l’indotto economico che grava sul Lingotto è da considerare nel pieno delle attività del Gruppo e al netto della <em>residenza</em> della Real Casa.</p>
<p style="text-align:justify;">Esiste un retro bosco imprenditoriale in ognuna delle aree dove insistono i 188 stabilimenti di Fiat. Che si tratti di imprese specializzate in componentistica per motori o in robotica o nella produzione di freni, valvole, vetri o in materie plastiche o assicurative fa poca differenza.</p>
<p style="text-align:justify;">Essi sopravvivono non in funzione della <em>residenza</em> di Fiat ma in base al piano industriale che l’azienda deciderà di adottare nel breve-medio periodo.</p>
<p style="text-align:justify;">Occorre perciò capire, circoscrivendo l’Italia, a Melfi, Pomigliano, Mirafiori, Cassino e Termini Imerese cosa si intenderà produrre, in quale misura, per quanto tempo e con quali investimenti.</p>
<p style="text-align:justify;">Proprio per questo motivo, uno sguardo sull’andamento del primo semestre 2011 degli stabilimenti italiani può aiutare nella comprensione.</p>
<p style="text-align:justify;">Il principale stabilimento, Mirafiori, continua il declino produttivo. Fino a due anni fa sfornava 172 mila auto all’anno. Nel 2010 diminuiva a 123 mila mentre a inizio 2011 le previsioni vedevano una produzione di 83 mila vetture. Tuttavia, il costante calo della domanda di automobili, ha costretto Fiat a tagliare la produzione di 10.400 auto, portandola a 72.600.</p>
<p style="text-align:justify;">Nello stabilimento di Cassino i volumi si stanno contraendo. La produzione per il 2011, a inizio anno, era stimata a quota 182 mila auto, mentre ora si è calcolato che sarà intorno alle 155 mila.</p>
<p style="text-align:justify;">A Termini Imerese la tendenza sembra invertire. Per lo stabilimento dove si produce la Lancia Ypsilon ci sarà un aumento di 5 mila vetture, da 25mila a 30mila. Quello che è certo è che sarà assai difficile tornare alle 48 mila auto del 2009, né tantomeno alle 49 mila del 2010.</p>
<p style="text-align:justify;">A Melfi si consolida una piccola fortuna. Lo stabilimento lucano, qui, aumenta i volumi produttivi. Per Melfi le stime di inizio anno vedevano una produzione di 261 mila auto, mentre ora siamo a quota 264 mila. A Pomigliano d’Arco, se per il 2009 le auto sono state 40 mila e per il 2010 circa 20 mila, le stime di inizio anno vedevano una produzione in linea con quella dell’anno precedente. Invece, saranno create 2.900 auto in meno, fino a quota 7.100.</p>
<p style="text-align:justify;">La casa di Torino dunque, nel giro di boa delle statistiche di inizio giugno, è stata costretta a rivedere al ribasso le stime di produzione. Circa 90 mila auto in meno a chiusura 2011.</p>
<p style="text-align:justify;">Da qui dipende, e in gran parte, la sopravvivenza economica di molte imprese italiane. Specie di quei fornitori o subfornitori che han fatto del canale di fornitura a Fiat, il core business della propria attività.</p>
<p style="text-align:justify;">Per quanto riguarda la sede legale, per il momento, da Torino è tutto.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p>(articolo pubblicato sul webmagazine <a href="http://www.rivoluzione-liberale.it/">www.rivoluzione-liberale.it</a>)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vocifero.wordpress.com/1159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vocifero.wordpress.com/1159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vocifero.wordpress.com/1159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vocifero.wordpress.com/1159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vocifero.wordpress.com/1159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vocifero.wordpress.com/1159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vocifero.wordpress.com/1159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vocifero.wordpress.com/1159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vocifero.wordpress.com/1159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vocifero.wordpress.com/1159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vocifero.wordpress.com/1159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vocifero.wordpress.com/1159/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vocifero.wordpress.com/1159/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vocifero.wordpress.com/1159/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1159&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Brambilla si fa rinascimentale&#8230;</title>
		<link>http://vocifero.it/2011/07/05/il-brambilla-versione-rinascimentale/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 Jul 2011 18:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William C.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[cultura italiana]]></category>
		<category><![CDATA[fondi alla cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Mibac]]></category>
		<category><![CDATA[neomecenatismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Se possiamo dare una buona notizia, dal calderone dei negoziati per la manovra economica, è che per la Cultura italiana, al momento, non sono previsti né tagli di bilancio né rimodulazioni future delle risorse. Se può esserci un’altra buona notizia, da aggiungere alla prima, è che in Italia i fondi per finanziare la cultura ci [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1153&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se possiamo dare una buona notizia, dal calderone dei negoziati per la manovra economica, è che per la Cultura italiana, al momento, non sono previsti né tagli di bilancio né rimodulazioni future delle risorse.</p>
<p>Se può esserci un’altra buona notizia, da aggiungere alla prima, è che in Italia i fondi per finanziare la cultura ci sono e perlomeno ci sono in misura maggiore rispetto a quanti realmente ne vengano adoperati.</p>
<p>A dimostrarlo, <span id="more-1153"></span>in un approfondimento dell’aprile 2011 è Marilena Pirrelli, giornalista de <em>Il Sole 24 Ore</em> che con un pezzo a doppia pagina, ha offerto alla critica un’interessante spaccato di storia sullo stato di salute delle casse della cultura italiana.</p>
<p>Analizzando i dati economici della Ragioneria dello Stato, della Corte dei Conti e del MiBac (Ministero dei Beni e Attività Culturali) l’autore ha dimostrato come la differenza tra il saldo iniziale di cassa, sommato alle entrate economiche <img class="alignright" src="http://www.leggievai.it/wp-content/photos/arcimboldo_imperatore_rodolfo.jpg" alt="" width="176" height="223" /> derivanti dalla gestione del patrimonio culturale, e il totale delle uscite per amministrazione, personale e manutenzione, produce un attivo di bilancio abbastanza considerevole giacente, o dormiente, nei fortini del MiBac.</p>
<p>Nel 2002, ad esempio, il saldo di cassa del MiBac era di 791 mln di €. Nella contabilità di fine anno, però, si contavano 340 mln di €, circa il 43% delle risorse disponibili.</p>
<p>Post ponendo temporalmente la situazione al 2010, l’ordine degli addendi non cambia. A fine anno il MiBac contava ancora il 55% dei 545 mln di € stanziati per il comparto.</p>
<p>Questione di <em>management</em> dunque, di gestione del cassetto, che andrebbe affrontata con serietà e coscienza, per evitare crolli inutili come la Domus di Pompei, dure occupazioni come al teatro Valle di Roma o ancora ignobili manifestazioni come alla Prima della Scala del dicembre scorso.</p>
<p>Considerando solo l’ultimo quinquennio finanziario, è dal 2006 che il MiBac, fatta eccezione per il 2009, non riesce ad usare più del 50% delle risorse a sua disposizione.</p>
<p>In controtendenza all’ormai nota riduzione dei fondi alla Cultura (dal 2001 al 2011 scendono da 2.386 a 1429 mln di €) risponde un crescente appetito per il Belpaese: nel 2010 il numero dei visitatori dei musei statali è cresciuto del 16 e del 27% nei primi due mesi dell’anno. Sarà il richiamo dei 150 anni dell’Italia unita. Saranno la Biennale, la Triennale, il Salone del Mobile o quello del Libro. Sarà la rete di promozione turistica del Ministero del Turismo.</p>
<p>La domanda c’è e come visto, si rapporta ad un’ormai fisiologica insufficienza manageriale della politica.</p>
<p>E’ qui allora che assume motivo di importanza l’imprenditoria nazionale.</p>
<p>Imprenditori d’ogni genere e gusto a cui sempre più spesso viene chiesto di contribuire a lavori di restauro, ad acquisti di costumistica, scenografie, quote editoriali. Neomecenati, come li ha chiamati qualcuno, che suppliscono alla disfunzionalità amministrativa della politica ed economica dello Stato in cambio della gestione delle casse, dell’amministrazione del museo, fino alla remunerazione del capitale, al cospicuo ritorno d’immagine, alla profittevole realizzazione del guadagno.</p>
<p>Una logica economica e commerciale che piace alla Comunità liberale, costruita su proprietà che in ogni caso rimarrebbero italiane e in grado di stimolare una spirale di investimenti che altrimenti rimarrebbero dormienti o in depositi bancari.<img class="alignleft" src="http://www.boutiquesdemusees.fr/uploads/photos/483/1775_xxl.jpg" alt="" width="198" height="219" /></p>
<p>Potenzialità inespresse che occorre rimettere in circolo per almeno un dato di fondo: il popolo italiano è, per definizione, un popolo di risparmiatori e il rapporto tra debito privato delle famiglie e debito pubblico dello Stato è infinitamente sbilanciato a favore del secondo. Grandi risorse, dunque, che possono essere veicolate verso la cultura, che altro non è che l’espressione più vera della vitalità di uno Stato.</p>
<p>Si tratta di sviluppare un mercato che ancora oggi versa ingessato e iper-dipendente dalle casse pubbliche, che con 1850 mld di € di debito pubblico e il fiato di Moody’s sulle spalle, difficilmente moltiplicherà risorse per la cultura.</p>
<p>Operazioni come quella di Diego Della Valle o di David Packard (25 mln di € al Colosseo e 5,2 mln alla Scala di Milano il primo, 15 mln di € alla Soprintendenza di Napoli, il secondo) ci auguriamo possano diventare di comune prassi: l’avvio di una stagione di neomecenatismo che funga da asse strategico per gli investimenti culturali, che metta in condizione il capitale privato di fare ingresso nel patrimonio pubblico italiano ed europeo, aprendo – e qui la proposta liberale della nostra comunità – la materia del mercato dell’arte ad un sistema di appalto internazionale controllato, che rispetti le regole rigide di autorità indipendenti e si avvalga della logica dell’offerta economicamente più vantaggiosa nella realizzazione di programmi di sviluppo per i siti italiani e mondiali.</p>
<p>Sicuramente una possibilità sotto gli occhi di tutti, un’occasione per iniettare quel poco di nuovo che in Italia ci potrebbe essere ed utile per riportare il nostro Paese agli albori del mecenatismo rinascimentale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(articolo pubblicato sul webmagazine <a href="http://www.rivoluzione-liberale.it/">www.rivoluzione-liberale.it</a>)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vocifero.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vocifero.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vocifero.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vocifero.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vocifero.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vocifero.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vocifero.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vocifero.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vocifero.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vocifero.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vocifero.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vocifero.wordpress.com/1153/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vocifero.wordpress.com/1153/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vocifero.wordpress.com/1153/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1153&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Milano Megatropoli d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2011 10:35:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William C.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[cantieri Milano]]></category>
		<category><![CDATA[De Cesaris]]></category>
		<category><![CDATA[Giunta Pisapia]]></category>
		<category><![CDATA[Pgt Milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuliano Pisapia, neosindaco di Milano, ha varato il 10 giugno scorso la nuova giunta per il governo della città. Tra i nomi illustri troviamo Davide Corritore, nuovo city manager del Comune, Stefano Boeri, l’ombra del Sindaco su Expo, Moda e Design, Pierfrancesco Majorino (servizi sociali e sanità) e il cavallo di troia Bruno Tabacci, il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1100&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">Giuliano Pisapia, neosindaco di Milano, ha varato il 10 giugno scorso la nuova giunta per il governo della città.</p>
<p style="text-align:justify;">Tra i nomi illustri troviamo Davide Corritore, nuovo city manager del Comune, Stefano Boeri, l’ombra del Sindaco su Expo, Moda e Design, Pierfrancesco Majorino (servizi sociali e sanità) e il <em>cavallo di troia</em> Bruno Tabacci, il terzopolista, che terrà le casse del Comune rischiando la finestra di Fli-Udc  e Api.<span id="more-1100"></span></p>
<p style="text-align:justify;">Il nome che più colpisce <img class="alignleft" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f6/Metropolitana_di_Roma.svg/300px-Metropolitana_di_Roma.svg.png" alt="" width="180" height="197" />però è quello di Lucia De Cesaris, 51 anni, docente di diritto dell’ambiente all’Università dell’Insubria. Da qualche giorno il nuovo assessore all’urbanistica. Come dire, oltre che il nuovo dominus della metropoli (dopo il Sindaco, che ha trattenuto deleghe pesanti come partecipate, risorse umane e avvocatura) la De Cesaris traccia il solco della continuità femminile nell’urbanistica milanese. Proprio in virtù del ruolo della Moratti nel mandato precedente.</p>
<p style="text-align:justify;">Di sicuro la delega più importante. Specialmente in un momento in cui la città, dopo la vittoria di Expo e l’approvazione del Pgt (Piano di Governo del Territorio – il libro mastro con cui Milano proverà a rimodellarsi dopo 30 anni di torpore) sta cercando di reinventarsi senza aggrovigliarsi su se stessa.</p>
<p style="text-align:justify;">La città è  in mano perciò agli architetti più famosi e geniali del mondo e nell’attesa di rifarsi il look, dalla testa ai piedi, cerca professionisti seri (e ci sono) e politici accorti (e potrebbero esserci).</p>
<p style="text-align:justify;">Ebbene in tutto questo, la De Cesaris avrà il ruolo dell&#8217; hard styler. Un mestiere difficile. Dovrà governare passo su passo, piano su piano, il nuovo corso della Milano del cemento; dovrà vigilare i cantieri dei 26 nuovi quartieri; dovrà<br />
dialogare a piè sospinto con i costruttori dell’Ance (associazione degli edili) assai distanti dalla tradizione da cui proviene; dovrà sopravvivere alla pressione degli operatori e dovrà improntare una spinta <em>ecogreen</em> alla politica cementizia milanese, che ha trovato nell’Orto di Boeri l’antitesi per eccellenza e che molto avrà da soffrire dalla dottrina pisapiniana.</p>
<p style="text-align:justify;">Ma vediamo i nuovi quartieri.</p>
<p style="text-align:justify;">Partiamo dalle Varesine. Un maxi intervento urbano in pieno Centro. Interessa i tre quartieri Garibaldi, Varesine e Isola. Un progetto di riqualificazione di 290 mila metri quadrati di aree dismesse, che riallaccerà al tessuto urbano tre quartieri separati da oltre trent’anni attraverso la realizzazione del Quadrilatero della Moda.</p>
<p style="text-align:justify;">Passiamo al City Life, il quartiere residenziale da 255.000 mq a Milano Ovest, che sorgerà sulle ceneri della vecchia Fiera Milano. Un’operazione che quadrangola tra Fondazione Fiera Milano, Generali Proprierties, Gruppo Allianz e Gruppo Fondiaria Sai. Oltre al residenziale sull’area cresceranno un parco, il Museo di Arte Contemporanea; tre torri dedicate al business; 18 mila metri quadrati per servizi e commercio e il passaggio della Linea 5 della metropolitana.</p>
<p style="text-align:justify;">Proseguiamo per il nuovo quartiere Cascina Merlata, in pieno cuore Expo, nella Milano Nordovest. Il progetto vede la costruzione di residenze per circa 324.000 mq disposte intorno ad un nuovo parco pubblico di 500.000 mq.</p>
<p style="text-align:justify;">Un colpo d’occhio al quartiere di via Stephenson, il cui Piano di Intervento ricopre un’area di 13.400 mq, localizzata nel quadrante Nordovest della città dove sorgerà la famosa Defence meneghina.</p>
<p style="text-align:justify;">Continuiamo per via Battista Grassi sul versante Nord di Milano dove 390 mila mq e 400 mln di € permetteranno la nascita della Cittadella della Salute. Il nuovo polo sanitario<em> </em>che grazie alla mediazione del Consorzio Città della Salute permetterà alla Fondazione Irccs Istituto Carlo Besta, all’Azienda Ospedaliera Sacco e alla Fondazione Irccs Istituto dei Tumori di integrarsi in un sistema pubblico di eccellenza clinica e scientifica.</p>
<p style="text-align:justify;">E come dimenticare la Cittadella della sicurezza a Porto di Mare, nel Sudest della città. 1,2 milioni di metri quadrati che ospiteranno il tribunale, il carcere e gli uffici, con annessa rivisitazione del pre-esistente carcere di San Vittore.</p>
<p style="text-align:justify;">E ancora la riconversione urbana delle aree ex-scali ferroviari che permetterà,<br />
sulle rotaie  di Farini, Greco, Lambrate, Rogoredo, Porta Romana, Porta Genova (quest’ultimo sarà il nuovo distretto del design) e San Cristoforo di costruire 1,3 milioni di mq di nuovi insediamenti abitativi.</p>
<p style="text-align:justify;">Continuiamo con la valorizzazione del complesso immobiliare di Via Adriano e con la modifica d’uso delle centralissime caserme di proprietà del demanio.</p>
<p style="text-align:justify;">E poi, per finire, i 13 Piani Integrati di Intervento su altrettante aree urbane milanesi, dalla Bicocca a via dei Fontanili, da Via Bramante-Procaccini alle aree Ex Manifattura Tabacchi ai già noti cantieri di Bovisa, dalla ex Cartiera Binda all’Imbonati, da Quarto Oggiaro a Santa Giulia a Sarpi a Villapizzone.</p>
<p style="text-align:justify;">Il tutto per un totale di 18 milioni di metri cubi di costruzioni.</p>
<p style="text-align:justify;">Numeri importanti, certamente, che fanno trepidare gli operatori del settore e che fanno ben sperare in una città più moderna, veloce e più europea. Quanto meno al passo con le capitali più dinamiche d’Europa.</p>
<p style="text-align:justify;">Milano cresce e con essa cresciamo anche noi, perchè quello che fa bene a Milano &#8211; diceva qualcuno &#8211;  fa bene anche all&#8217;Italia. Saperla guidare, con capacità e visione, oggi, è più che mai un dovere.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(articolo pubblicato sul webmagazine <a href="http://www.rivoluzione-liberale.it/">www.rivoluzione-liberale.it</a>)</p>
<br />  <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/vocifero.wordpress.com/1100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/vocifero.wordpress.com/1100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/vocifero.wordpress.com/1100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/vocifero.wordpress.com/1100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gofacebook/vocifero.wordpress.com/1100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/facebook/vocifero.wordpress.com/1100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gotwitter/vocifero.wordpress.com/1100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/twitter/vocifero.wordpress.com/1100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/vocifero.wordpress.com/1100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/vocifero.wordpress.com/1100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/vocifero.wordpress.com/1100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/vocifero.wordpress.com/1100/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/vocifero.wordpress.com/1100/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/vocifero.wordpress.com/1100/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1100&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></content:encoded>
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		<title>Il Drago traina l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 19:32:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>William C.</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[BCE]]></category>
		<category><![CDATA[Economisti Cattolica di Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Koch]]></category>
		<category><![CDATA[Tremonti]]></category>

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		<description><![CDATA[La  più popolare rappresentazione dell’Italia nel mondo sta subendo in queste settimane un notevole cambio d’immagine. Non più solo la politica del cu-cu e delle pacche sulle spalle, non più il solito delirio sproloquiale del Cavaliere nei consessi internazionali, non più solo la pantomima del ladrocinio diffuso. Da oggi al tradizionale rumore, pizza &#38; mandolino [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1096&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:justify;">La  più popolare rappresentazione dell’Italia nel mondo sta subendo in queste settimane un notevole cambio d’immagine.</p>
<p style="text-align:justify;">Non più solo la politica del <em>cu-cu</em> e delle pacche sulle spalle, non più il solito delirio sproloquiale del Cavaliere nei consessi internazionali, non più solo la pantomima del ladrocinio diffuso. Da oggi al tradizionale <em>rumore, pizza &amp; mandolino</em> di fantozziana memoria, l’Italia potrà aggiungere un certo riconoscimento nel settore bancario.</p>
<p style="text-align:justify;">Apriamo la stampa internazionale e ci accorgiamo che la notizia di Mario Draghi (classe ‘47, aplomb invidiabile, capello pure) alla guida della Banca Centrale Europea, <span id="more-1096"></span>oltre che un’ottima notizia per il Paese è compresa anche come una manifestazione di merito verso il Sistema-Paese Italia, e a maggior ragione verso il nostro settore bancario.</p>
<p style="text-align:justify;">Raccogliendo l’intuizione di alcuni economisti della Cattolica di Milano, che non più tardi di 6 mesi fa dichiaravano “<em>se lo sforamento dei parametri di Maatrischt o al contrario, il particolare virtuosismo di uno o più Stati dell’Ue a 27, non possono essere sanzionati o premiati con la moneta, è giusto che si inizi a ragionare in termini di rappresentanza. A chi più eccelle più rappresentanza nelle istituzioni</em>”, e ci accorgiamo di come questo premio – che nella mente chi l’ha inventato, servirebbe da stimolo per una sana competizione tra gli Stati dell’Eurozona – possa essere interpretato come un sigillo di qualità all&#8217;Italia, al suo sistema bancario italiano e ad una certa concezione nostrana del fare<em> banking</em>.</p>
<p style="text-align:justify;">Quel sistema che nella turbolenza della crisi economica dei <em>sub-prime</em> americani, si è dimostrato solido, distante dalla turbo-finanza e legato al territorio e all’impresa.</p>
<p style="text-align:justify;">Quel sistema che ha garantito la copertura dei depositi bancari fino a 105 mila €, ha permesso la riconversione dei tassi d’interesse sui mutui civili  contratti (ai valori del 2006) e che nell’ultimo biennio ha funzionato da scialuppa di salvataggio per migliaia di famiglie e imprese (specie per le PMI che hanno goduto del congelamento biennale degli impegni economici contratti).</p>
<p style="text-align:justify;">Quel sistema che, affidatosi nel tempo ad una solida Banca d’Italia (a guida Draghi, nel post <em>furbetti del quartierino</em>) ha evitato l’aggrovigliamento del sistema economico e a contribuito a parte del suo sviluppo strutturale e infrastrutturale.</p>
<p style="text-align:justify;">Mario Draghi perciò, l’uomo del sud Europa che sbarca nel tecnosistema europeo. Il secondo dopo Romano Prodi (Presidente della Commissione Europea dal ‘99 al 2004) a conquistare i piani alti dell’economia e della politica mondiale.</p>
<p style="text-align:justify;">Il lavoro sarà duro e intenso (a partire da novembre 2011, nonostante il Consiglio Europeo lo eleggerà il 24/25 giugno prossimo): dovrà controllare l’inflazione che sta riprendendo a galoppare nelle economie comunitarie; dovrà governare l’Euro e i tassi d’interesse senza penalizzare la crescita ancora molto debole in Eurolandia; dovrà far rientrare gradualmente le politiche di acquisto dei titoli di Stato che la Bce ha posto in essere per evitare il default degli Stati Pig (Portogallo, Irlanda, Grecia); dovrà promuovere il rafforzamento patrimoniale delle banche europee senza portare a strette nel credito tali da gelare l’economia.</p>
<p style="text-align:justify;">Il tutto mantenendo l’autonomia della Bce dalla politica, che sarà posta a forti pressioni da parte di Francia e Germania. Dovrà indossare l’elmetto, marciare verso Berlino e rafforzare il ruolo dell’Italia nell’Eurozona. Una sfida importante.</p>
<p style="text-align:justify;">Nel frattempo, qualche passo più sotto, Lorenzo Bini Smaghi (Letta), Fabrizio Saccomanni e Ignazio Visco (Banca d’Italia – Draghi docet), Vittorio Grilli (Tremonti), Mario Monti (Bocconi – autoesclusosi) e addirittura Giacomo Vaciago (Università Cattolica – ex sindaco di Piacenza – Bersani) si sbracciano per la poltrona di Palazzo Koch, che Draghi lascerà tra qualche giorno.</p>
<p style="text-align:justify;">La corsa alla successione di Palazzo è dunque iniziata, i giochi sono aperti e la successione a Draghi, dopo la vittoria <em>tremontiana</em> nel giro nomine dei colossi pubblici, sembra essere l’ennesima partita per capire davvero chi, in Italia, gestisce e amministra il potere che conta. Staremo a vedere.</p>
<p style="text-align:justify;"> </p>
<p style="text-align:justify;">(articolo pubblicato sul webmagazine <a href="http://www.rivoluzione-liberale.it/">www.rivoluzione-liberale.it</a>)</p>
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		<title>Referendum sull&#8217;Acqua: perchè non ritirare la Scheda Gialla</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jun 2011 08:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Rebuzzini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Informazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua privata]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua pubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Efficienza]]></category>
		<category><![CDATA[Referendum]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 12-13 Giugno gli italiani saranno chiamati a esprimersi su quattro referendum abrogativi. Personalmente non andrò a votare, tuttavia l&#8217;intento di questo post è di informare rigurado uno dei quattro quesiti, al fine di rendere un eventuale voto il più consapevole possibile. Pubblico questo articolo senza fini propagandistici o di politicizzazione dei referendum, pur esprimendo la [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=vocifero.it&amp;blog=6978766&amp;post=1078&amp;subd=vocifero&amp;ref=&amp;feed=1" width="1" height="1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12-13 Giugno gli italiani saranno chiamati a esprimersi su quattro<strong> referendum abrogativi</strong>. Personalmente <strong>non andrò a votare</strong>, tuttavia l&#8217;intento di questo post è di <strong>informare rigurado uno dei quattro quesiti,</strong> al fine di rendere un eventuale voto il più consapevole possibile. Pubblico questo articolo senza fini propagandistici o di politicizzazione dei referendum, pur esprimendo la mia idea in merito. Due quesiti su quattro rigurdano il tema della <strong>gestione dell&#8217;acqua </strong>e mi vorrei soffermare su uno di questi, quello della <strong>Scheda Gialla</strong>.  <span id="more-1078"></span></p>
<p><strong>SCHEDA GIALLA</strong><br />
<strong>La situazione</strong><br />
Il secondo quesito referendario propone l’abrogazione del comma 1 dell’art. 154 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale», limitatamente alla parte: «dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito». In sostanza, quella norma stabilisce che la tariffa per l’erogazione dell’acqua sia calcolata prevedendo la remunerazione per il capitale investito dal gestore, fino a un massimo del 7 per cento. Di questa quota fanno parte sia i profitti che gli oneri finanziari derivanti dai prestiti, e la sua riscossione non è collegata a nessun obbligo di reinvestire denaro nel miglioramento della qualità del servizio.</p>
<p>Per legge la tariffa del servizio idrico non comprende il valore dell’acqua, ma solo i costi del servizio. Le tariffe tariffe sono decise dagli ATO (Ambiti Territoriali Ottimali), cioè dagli stessi Comuni: la legge fissa un tetto massimo oltre il quale non si può andare ma non un tetto minimo. Negli ultimi anni in Italia le tariffe sono salite perché per legge non è più possibile pagare i costi di gestione del servizio con la fiscalità generale, cioè con le tasse, ma solo con le tariffe: nonostante questo, le tariffe dell’acqua in Italia sono comunque tra le più basse in Europa.</p>
<p><strong>Cosa succede se vince il Sì</strong><br />
In caso di vittoria del Sì, per le società che gestiscono le risorse idriche sarebbe impossibile realizzare profitti dalle tariffe: si tratterebbe, in sostanza, della fine degli investimenti privati nelle società che gestiscono le risorse idriche. Questo implicherebbe progressivamente lo scioglimento delle società miste attualmente operanti sul mercato, la necessità per gli ATO di ri-acquistare le loro quote e l’obbligo di realizzare investimenti nel settore soltanto con risorse pubbliche e soltanto a fondo perduto.</p>
<p><strong>Cosa succede se vince il No</strong><br />
In caso di vittoria del No, la legge resterebbe così com’è: i gestori possono realizzare una remunerazione sulle tariffe fino a un massimo del 7 per cento.</p>
<p><strong>Le Posizioni</strong><br />
<strong>Sia i promotori del quesito che i suoi oppositori</strong> sono concordi nel ritenere l’eventuale abrogazione della norma la fine degli investimenti privati nella gestione delle risorse idriche, perché nessun privato investirebbe in un settore dal quale sa di non poter ricavare alcun profitto.</p>
<p>Secondo<strong> i sostenitori del Sì</strong> questo esito è auspicabile, perché l’acqua è un bene che deve essere “sottratto al mercato” e la possibilità di realizzare profitti sulla sua gestione porterebbe a un aumento delle tariffe, a fronte di nessuna garanzia reale riguardo gli investimenti di cui il settore ha bisogno.</p>
<p>Secondo<strong> i sostenitori del No</strong> solo i soggetti privati possono garantire gli ingenti investimenti necessari al sistema di gestione delle risorse idriche, dato che i soggetti pubblici non hanno la disponibilità economica per realizzare investimenti a fondo perduto, a meno di scaricarne i costi sulle tariffe o sulle tasse. La conseguenza sarebbe quindi il progressivo peggioramento della qualità del servizio, anche perché per riacquistare le quote cedute ai privati molti Comuni sarebbero costretti a indebitarsi.</p>
<p><strong>Le mie conclusioni</strong><br />
La mia posizione è chiara. <strong>Non ritirare la scheda, per chi va a votare, per non permettere il raggiungimento del quorum </strong>di questo quesito (ricordo che ogni quesito ha il suo quorum). Io non andrò a votare, ma dovessi farlo in questo caso non ritirerei la scheda, per le queste <strong>motivazioni</strong>:</p>
<p>- <strong>dove trovano i soldi i comuni</strong> per riaquistare le quote che i privati non vorranno più? Aumentando tasse o tariffe;</p>
<p>- <strong>come possono garantire i comuni un&#8217;amministrazione efficiente</strong> della gestione dell&#8217;acqua senza soldi? Non possono garantirla e non sarebbe sufficiente, probabilmente, per una corretta gestione, un aumento di tasse o tariffe;</p>
<p>- quali <strong>risultati</strong> può garantire un servizio erogato con soldi statali a fondo perso? Nessuno. Quante <strong>risorse</strong> possono essere dedicate da parte dell&#8217;ente pubblico a una gestione di questo tipo? Il meno possibile.</p>
<p>- <strong>La remunerazione fino a un massimo del 7% non è mero guadagno</strong> come, erroneamente, molti sostengono. In quella percentuale si devono considerare, oltre agli eventuali profitti, anche gli oneri finanziari (interessi da pagare alle banche per esempio) e gli investimenti che la società deve effettuare per garantire una struttura efficiente. Benchè la legge non preveda l&#8217;obbligo di reinvestire la quota del 7% nel miglioramento della qualità del servizio, è tutto interesse di una società avere una struttura funzionante che minimizzi gli sprechi, tagli i costi e non riversi sui cittadini gli oneri delle inefficienze;</p>
<p>- Un&#8217;affermazione del sì, sarebbe la vittoria di un vecchio modo di vedere i rapporti tra società e amministrazione pubblica, nel quale l’amministrazione ha il monopolio dell’interesse pubblico. <strong>Una vecchia idea di gestione dei servizi pubblici che abbiamo più volte constatato essere all’origine di molti ritardi e di molte inefficienze</strong>. </p>
<p>Fonti: <a href="http://www.ilpost.it/2011/06/03/guida-ai-referendum-abrogativi/">http://www.ilpost.it/2011/06/03/guida-ai-referendum-abrogativi/</a></p>
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